Pagine

martedì 13 maggio 2014

Esquilino, mon amour


Io, quando passeggio per le ampie strade piemontesi dell’Esquilino, mi sento a casa e ritornata dopo un viaggio, che ne so, in Madagascar, con la voglia matta e tanta di mangiare pasta al sugo rosso, in spolvero di parmigiano. Ci sono i negozi da visitare, dove comprare questo e quello, botteghe che mi sono famigliari come le tasche del grembiule al Mater Dei. C’è Regoli, la pasticceria (che per me è tra le più buone di Roma e non solo per me) dove compro e mangio un certo bignè alla nocciola che ha per cappellino una copertura di glassa tanto buona che pare di affondare i denti nelle nuvole del paradiso.  C’è Mas, dove acquistavo a volte (ora non più perché il magazzino è in smobilitazione e pare un suo cugino dell’Unione Sovietica…) le stoffe per le bennibags. Ci sono i negozietti dei cinesi dove si trovano a poco prezzo uncinetti e fili colorati e i ravioli congelati e anche i quaderni. E c’è il mercato dove, al mattino presto, trovo nei banchi miei, che sono segreto di vestale, aranci di Sicilia, dolci come il miele, e le verdure dell’orto e certe noci americane che dentro sono tanto grasse e morbide da far invidia alle odalische nell’harem…

Sì, mi piace l’Esquilino che non ha perduto ancora quel certo non so ché di umano che non trovo più neppure ai Monti, mangiato oramai dalla movida di birra e confusione, perduta per la via la fragranza (che conoscevo) delle tante botteghe di falegnameria dove respirare come in un bosco, nel legno buono, dei picchi cittadini. E proprio ieri passeggiavo nel cuore del giardino di Piazza Vittorio ed ecco, vivi e veri, di nuovo i Del Lago che abitavano, lo ricordo bene, proprio in testa a Mas. Eccoli, i Del Lago: madre e padre e tre figlioli, che stavano uno ciascuno in classe mia, di Marco e di mia sorella. E, vi giuro non so come, mi sono ricordata il loro numero di telefono che era una festa di sette, di otto e di tre, stirati in modo da sembrare in danza. E mentre ripetevo tra me il numero ancora e ancora, c’erano di nuovo loro, tutti e cinque, seduti su una panchina, come in un dagherrotipo di cent’anni fa… 

1 commento:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina