Pagine

venerdì 25 aprile 2014

Ristorante per piccioni

Il sole, questa mattina, era tanto luminoso e gaio e il cielo tanto ma tanto turchino che quasi, col cuore in alto, mi veniva voglia di piegare lume e cielo e metterli in tasca, l’uno e l’altro, per conservarli, al caldo, per quando dal bel manto della Madonna scendono lacrime d’acqua e di neve. Allora, mi dico al pari della mia Madeleine, è proprio una giornata perfetta nella geometria del cosmo, per andarmene a zonzo in santa pace, cuciti in testa i pensieri, tanti, che ho nel pazzo mondo che ci circonda. Detto e fatto, mi vesto e prendo dalla cucina un pacchetto di Oro Saiwa che, in famiglia, nessuno vuol mangiare più e a passi lunghi mi dirigo, invano, prima a Villa Aldobrandini (che è chiusa per restauro) e poi (di nuovo invano, ai Giardini del Quirinale, chiusi pure loro oramai da non so più quanto tempo). Restano, dunque, i Giardini di Sant’Andrea e grazie tante. Arrivata alla base del cancello, ecco l’orrore: due montarozzi di terra fresca sbavano la cornice di erba e alberi e uccelli. Tutt’intorno alle due dune, a far da girotondo, quell’orrendo filare di plastica arancione che serve a tener lontani i non addetti ai lavori e a render ancora più triste il contorno. Il cuore mi va giù e mi consolo alla vista dei tanti bambini che giocano, inconsapevoli e innocenti.

Siedo su una panchina all’ombra, ché il sole è estivo e  dardeggiante. Siedo e tiro fuori quei biscotti di cui ho parlato prima per apparecchiare il ristorante che ho in mente. Prendo un biscotto, lo sbriciolo tra mano e mano, rovescio in terra le miche e attendo. Passan dieci minuti e nulla. D’un tratto, sento alle spalle un arruffar di piante e uno scapicollo. Mi giro e eccomi occhi negli occhi con una grigia merla che par chiedermi, di grazia, se c’è un posto libero al ristorante. C’è, c’è. Resto immobile e lei, guardinga, timida, scende e picchia col becco a terra, raccogliendo le bricioline. Spaventata da non so che cosa, vola via per tornare, tutt’occhi, poco dopo e mangiare secondo e frutta. Poi, mentre lei vola via, ecco arrivar a petto in su, il primo piccione. E poi un altro, in volo e un altro ancora e ancora. Sono dodici, i coperti al ristorante, io sbriciolo il resto dei biscotti, quelli beccano e poi, senza pagare il conto, arrivederci in volo e via.  

Nessun commento:

Posta un commento