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martedì 29 aprile 2014

Menzogna senza sortilegio


C’è nella menzogna – e in chi la pratica - un fascino crudele, un arcano incantamento che cattura, meschini, chi non conosce che la povera vita della reazione, quella bambina, che si nasconde, adulta, dietro alle gonne di una mamma che mamma non è stata. Nella menzogna – ah beatitudine - si può dormire, chiudere gli occhi, sprofondare nell’oblio prenatale che illumina appena il cammino e che regala l’illusione di non decidere, di non avere responsabilità, di lasciarsi vivere nel fiume del mondo che tutto affoga. E così, nella menzogna, chi ci vive, scopre un rassicurante caramello che rende fiacca l’anima e dolce l’ubbidire. Pensavo a questo, or sono due giorni, per aver partecipato, mio malgrado, a una certa riunione di una certa, grande, società, dove al tavolo dei relatori si diceva tutto e il suo contrario senza che, nel sonno ad occhi aperti, gli altri fiatassero. Lo spettacolo mi ha lasciata, lo confesso, poco sorpresa ché non ho più certo l’età di Pippi Calzelunghe. Ma mentre me ne tornavo a casa, mi è tornata in mente una certa visita guidata che feci in compagnia (anche) di un giovane sacerdote, mi pare, calabrese. Questi, entrati che fummo a San Vitale, che è una chiesa magnifica sprofondata nella pancia di Via Nazionale a Roma, mi indicò l’affresco sulla calotta dell’abside, proprio sopra all’altare e disse: “Ecco, guarda, il demonio par tenere la croce a Gesù e invece non lo fa, finge, è menzognero”. Sollevai lo sguardo e, nell’andata al Calvario (splendida) di Andrea Commodi, la menzogna era lì e mi guardava fisso e tutti quanti, nel suo ghigno rosso corallo. Così, nell'invitarvi, se potete, a fare una passeggiata a San Vitale, io, sabato 3 maggio, porterò in gita le mie bennibags al mercatino di Largo Agosta e speriamo che non piova...

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