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venerdì 11 aprile 2014

Grazie, signorina!


Le margherite di Daniela
Qualcuno caro alla mia vita, al di là dell’oceano, mi ha fatto un regalo bello e sentito e vero e così io, tornata bambina, con la cura che si ha per le cose amate, ho sistemato nella vetrina delle meraviglie di camera mia le due mini Furga, Lisa e Lucia, stesse, identiche, tali e quali a quelle (le mie) che i cani di casa avevano fatto a pezzi molti e molti anni fa. Eccole di nuovo mie, dunque, e vere e vive come quando, bimba, le pettinavo fino a  farmi male al polso per poi riporle, nei loro graziosi vestitini, dentro la  bella valigetta color verde prato che era casa del cuore… Sicché, per amor loro – di Lisa e della Lucia – sono ieri mattina nel siluro bianco della metropolitana A, in viaggio verso la Valle Aurelia dove le due bamboline abitano, tra altre sorelle, nella collezione di una signora che non conosco. Mentre il drago bianco sfreccia nel buio ventre della terra, io me ne sto schiacciata tra la gente, eppure in paradiso. Emergiamo nel sole d’oro del Tevere romano in una dopostoria che mi accarezza l’anima nell’eterna bellezza del Cupolone in lontananza. Si sta, di tra la gente, soli. E, sola anche io, sono nell’armonia del tutto e bruum, di nuovo sottoterra, e dai e dai finché, ad un certo punto, dalla fermata tal dei tali in poi, ecco una voce di miele che ci informa: “Prossima fermata, Ottaviano, uscita lato destro…” E così per ogni stop, mentre, piano piano, il treno che corre verso la periferia, si svuota nella mattina appena sveglia. E mentre sono lì che conto le fermate mancanti, mi torna in mente nonna Stella, per me l’unica nonna, al profumo di violetta di Parma. Dovete sapere che, negli anni Sessanta, in bocca a Crono, si chiamava al telefono, il 12 (della Sip che Telecom non c'era...), per sapere l’ora esatta e un disco registrato con vocina di donna ripeteva, mettiamo, ore dodici e trenta e di nuovo e di nuovo finché non diventava trentuno e poi trentadue. Nonna Stella che il dodici, chissà poi perché, lo chiamava spesso, ricevuta l’informazione, prima di riattaccare, diceva compita, stirata nelle buone maniere (che a me piacciono tanto): “Grazie signorina”. E tutta contenta se ne andava via, col sorriso acceso…

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