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mercoledì 2 aprile 2014

Acque di velluto


Ho cucito un vestitino estivo per la mia Minifurga...
E’ scrittore, per me, chi sa far cantar l’anima di chi legge; chi riesce, parlando di sé, a far pensare a un altro: sì, sì, è proprio così, anche io, anche io, io pure, facevo così e anche io pensavo così! E’ questo il succo vero, condito in sale e pepe, di quando ci dicevano, a scuola, questo è uno scrittore universale, un classico, uno che dal particolare sale sale fino ad arrivar lassù nel mondo eterno dell’umanità. E ieri, nella grazia della sera, quando i pensieri volano via e le cure quotidiane lascian posto alla quiete, eccomi di nuovo a tu per tu, con una grande amica, una scrittrice che ho sempre amato, che conosco più di mia sorella (che non conosco punto) e che tengo al caldo, legata al cuore con un nastrino rosso. Leggevo, dunque, “Preludio” di Katherine Mansfield e Kezia e Lottie erano vive, le vedevo muoversi, bambine, in quel mondo lontano, neozelandese, che però diventava mio pure. Io, bambina, inghiottivo, come Lottie, una lacrima per non far vedere il peperoncino ardente della mia anima a chi mi prendeva in giro; io, come Kezia, cercavo nelle stanze i segreti nelle piccole cose e pigiavo sul vetro le dita per vedere i polpastrelli diventar bianchi e di farina. Io, io pure, chiedevo a mia madre di lasciar aperta la porta della stanza per non dormire nel buio, pur con Marco sulla testa…

E’ bello ritrovare, dopo tanti giri, le amiche mie antiche, quelle che, per mano, mi han tenuta stretta, sulle strade di questo mondo a testa in giù. Ho ritrovato Katherine, nella sua grazia rotonda (che faceva infuriare Virginia Woolf da me per nulla amata…), nel racconto quasi fatato della sua gita a Tarawera. Immersa nel bianco lucore delle fonti bianche di zolfo, c’ero anche io, anche io, in quel paradiso, sentendomi dentro e fuori di velluto. Con Katherine e con Elisabetta…

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