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lunedì 3 marzo 2014

Pippicalzelunghe affacciata sul Testaccio

Si comincia al lunedì con tanto così di commissioni da fare e siccome il mattino ha l’oro in bocca, eccomi nell’inverno tardivo di questo marzo appena nato con un papiro in testa di commissioni da sbrigare, e non si sa  proprio mai - ed è questo il bello della musica – se si riuscirà, in questa Roma bella, a conquistare il vello d’oro. Vabbè, di seguito. Bisogna passar prima per il Liceo Visconti e poi, nella mia gioia multicolore, al Mercato all’Esquilino (dove scoprirò che i miei due banchi del cuore, al lunedì, rimangono silenti, con gli occhi chiusi…) e poi ancora in un certo negozio ai piedi dell’Aventino che però, oh tu guarda, è chiuso pure lui e chissà mai perché visto che sono già le nove passate e niente a squadrare il mistero. Non importa, penso con filosofia, si passa all’altra tappa che è in un certo ufficio al piano tal dei tali di uno dei gran palazzoni di ringhiera che disegnano le geometrie romane del Testaccio, dove visse, proprio in Via Vespucci, mi pare, Elsa Morante. E trovar posto per l’automobile, capirai, sicché giro a vuoto tra Via Vespucci e la piazza Santa Maria Liberatrice, dove viveva, al terzo piano, la Mimma. Accosto in seconda fila, proprio davanti al portone che fu il suo e mi pare quasi di vederla, le gambe secche, di ramicello d’albero, la parannanza bianca sopra al grembiale color carta da zucchero, in capo, a giro giro, il cerchietto di velluto nero dal quale non si separava mai. Vedo, come fosse viva, gli occhi neri e il viso smunto, la pelle troppo liscia, i radi capelli. La vedo con gli occhi del cuore che sono aperti più di quegli altri, se soltanto lo si vuole. La vedo e intanto penso che dovrei andare, che ho altre cose da fare e tante e troppe e mentre sono lì che vado e torno tra la voglia di restare e l’urgenza di andar via quando, d’un tratto, al primo piano si aprono  a svolazzo, una e via l’altra, le imposte di una portafinestra e sul terrazzino ecco uscire una vecchiettina, piccola così che potrei mettermela in borsa, e con due treccine che paiono quelle di Pippi Calzelunghe, e, uscita sul balcone, guarda in giù mi vede, mi saluta con tutte e due le palme ben distese e per me, per me sola, esegue, tutta compunta, una piroetta, con inchino finale. E olè.  

1 commento:

  1. Un buon inizio di settimana no? e che importa se non hai fatto tutte le commissioni? :)))
    Buona settimana Ester, ti faccio un inchino anch'io
    Rita

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