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giovedì 13 marzo 2014

Per intervalla insaniae

Mi piace, quando passo le mie ore con chi va male a scuola tradurre, sì – e ci mancherebbe – le frasi di latino e le versioni, e chiedere a salti i verbi, fino all’infinito passivo futuro, e spiegar la perifrastica passiva e l’ablativo assoluto, ma anche far diventare veri, d’ossa e sangue, quei signori del passato che si sono fatti, per i ragazzi, di sale e noia,  conditi da votacci e quattro e cinque che piovono dall’alto a farli diventare ancora più antipatici. Mi piace, dicevo, dire, ad esempio, eccetera, e spiegare a Giorgio e a Lucia che sto proprio parlando latino e che anche loro lo fanno, senza saperlo, perché eccetera vuol dire e le altre cose, da et cetera… E se li vedo che mi seguono al guinzaglio, aprendo le orecchie come a meraviglie, vado oltre e racconto loro che Orazio, il grande Orazio, amico di Augusto e Mecenate, era un tipo spiritoso, altroché Fiorello e Crozza! E passo a raccontar la satira del “garrulus quidem”, un poeta da strapazzo, che lo incontra e non lo molla più,  sulla via Sacra. Il povero Orazio cerca di fuggire, invano. Lo scocciatore dietro: vuole essere presentato ad Augusto per essere, lui pure, pubblicato... Ridono, i miei ragazzi, e il latino sembra spogliarsi delle vesti curiali e mettersi, col tovagliolo intorno al collo, a tavola con noi… Sapete, aggiungo, come si diceva ciao in latino? E loro: “NO”. Così per salutarci, dopo le ore trascorse insieme, io dico Vale e loro pure e buonanotte.

A quelli poi che vedo con l’occhio lucido e curioso, racconto (e da qui, approfitto, per raccontarlo anche a chi so io…) la differenza che c'è, secondo me, tra homo e vir che, a scuola, spiegano con uomo ed eroe e che a me - lo ricordo pure ora - lasciava con un punto di domanda. Ma il vir, spiego io (e lo penso), è uomo del creato, uomo del fiume, che partecipa del cosmo, della vis (che vuole dire, appunto, forza) e ne è consapevole fibra immacolata. E se c’è, sul balconcino, tra i vasi, un bulbo che fiorisce, apro la finestra ed  ecco il virgulto, dico, che è piccolo così e tanto indifeso e tenero e gentile eppure forte di una forza antica, la vis, la vita, la vita vera, che tutti ci percorre. Tutt’attorno, l’humus, la terra, l’homo appunto, la parte di noi che è terra e polvere e cenere del mercoledì appena trascorso…

1 commento:

  1. Grazie Ester. Ti abbraccio da qui e ti dico Vale.
    Rita

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