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sabato 29 marzo 2014

Nonostante i gemelli


Pablita, in azzurro, con la sua mini-bennibag...
Dividevo la stanza e il letto a castello con Marco. Di sopra, lui, con il soffitto sul naso, in basso io nella mia casetta di bambola. Lo stesso a Cala dei Gigli e a San Giuliano, ma in letti distinti, fianco a fianco, distesi nella lunghezza della camera. A San Giuliano, c’era la conta delle macchine che passavano lungo la strada, disegnando sul soffitto, non so mica perché, come un’ombra di luce. Quelle che andavano verso il Ponte di Adamo ed Eva e il Corso Vittorio Emanuele erano di Marco; le mie le altre che marciavano in senso contrario e chissà mai, invece, dove si precipitavano. A vincere, il sonno, tutto nero anche lui, che ci portava al Teatro Bianchini a letto sotto i cuscini. A Cala dei Gigli, c’era solo il mantello nero pesto della notte e il frinire pazzo dei grilli e tantissime, troppe, stelle che a guardarle mi davano un capogiro...

Dividevamo la camera, Marco ed io, e insieme anche i letti, e conoscevamo, io e lui, i giocattoli nostri, lui i  miei e io i suoi. Suoi, i soldatini Airfix e GiJoe; miei, Giovannino e Lisa e Lucia e poi, più avanti – quando la Furga fu uccisa dalla Mattel – le Barbie. Dura vita, in casa Ponti, avevano i giocattoli di noi due minori.  Un giorno, un brutto giorno, Marco trovò impiccati i suoi tre GiJoe. E ogni estate, alla partenza di giugno, per pagare il biglietto, i gemelli (erano sempre loro i Mastro Titta di prima..) con un ago incandescente vaccinavano i tre eroi di Marco, che venivano – come non bastasse - messi a testa in giù, per una notte intera, penzoloni in un pozzo, nel magone (di marco) che precipitassero… Andò peggio alle mie Lisa e Lucia, dimenticate in giardino di notte. I cani di casa ne fecero strami. Ricordo il dolore, un friggere lento che fiorì, solo ora lo so, nel tulipano della responsabilità. Per consolarmi (ma ignara…), già adolescente, comperai una Pablita nell’Ananas. Sopravvissuta anche lei, come il GIJoe, in tuta arancione, che ancora oggi splende, con le amare vaccinazioni sul braccio, nel piccolo museo brasiliano di Marco. Nonostante i gemelli.

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