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mercoledì 26 marzo 2014

Il mio principe alla sera

Ce ne sono di cose, e tante e forse anche un poco troppe, da raccontare di Roma.  E quando mi capita di portar qualcuno, mettiamo una coppia di irlandesi, in una passeggiata, mia, Romana, comincio sempre dalla colonna Traiana, che ha su in cima non l’imperatore spagnolo morto in terra partica, ma San Pietro con le sue belle chiavi del Paradiso e forse, chissà, anche di Roma. Dal Pontifex Maximus al Pontefice, nella costruzione eterna di ponti con l’Eterno e con quaggiù… Sotto al Vittoriano, c’è da dire che il Re Vittorio Emanuele, pur essendo il Primo Re d’Italia, si disse Secondo per via del Regno di Piemonte che era già suo, a significar che, in fondo, si era soltanto un poco allargato, come in crescita, nel dominio di tutto lo Stivale. E via così, in un turbine, fin sotto alle scalinate che, dal basso, portano l’una all’Ara Coeli, nell’aspra salita medievale, e l’altra al Campidoglio, e morbide sono le scale e progettate da Michelangelo, nel pieno dell’umanesimo civile che fece dell’uomo il centro e non più l’asse da cui partir per le siderali altezze della divinità.

Potrei continuare, sissì, di su e di giù e raccontar di certi serpenti segreti che si nascondono agli occhi distratti dei più nelle chiese e in certe fontane del Bernini, ma, basta, schiacciamo il tasto del rewind e ritorniamo sotto la bella Cordonata, dove ai miei due simpatici amici racconto qualche aneddoto romano e per la precisione la storia di un bel principe (di cui il nome non farò) che frequentavo quando ero ancora giovanetta. Suonava il pianoforte per sé e anche per me, un pomeriggio, mentre il sole, pigro, scendeva nel suo oro ad illuminare la Lupa e il Bambino all’Ara Coeli, quando a rovinar la festa ecco il campanello. E uno e due e tre. Alla fine, il principe, pigro come il sole, si alzò e aprì la porta a un ufficiale giudiziario che, senza neppure salutare, si mise a mettere delle etichette gialle su cassapanche e mobili e anche quadri. Io, senza parole. Ma lui, il mio principe, principe  d'anima pure, riprese a suonar quel che suonava, mentre, cupo, il mantello della sera pareva scender per me sola…

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