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mercoledì 19 febbraio 2014

Una papera saggia

I bennihearts

Me ne andavo, ieri mattina, nel vento che soffiava a gote piene, dalle parti di Campo dei Fiori per raggiungere, verso il Lungotevere, un’amica che pare il mio contrario e, invece, tolta la maschera, non lo è.  Intanto, visto che le occasioni van colte, ghiotte, al volo nelle folate allegre di questa anticipata primavera, mi sono attrezzata per visitar luoghi dell’anima ed eccomi prima nella basilica di San Marco, a piazza Venezia, nello splendore d’oro di un mosaico bizantino che è, tra i tanti, romani, nei quali non c’è ancora il Cristo dolente in croce, ma un bel giovanotto dai capelli hippy, in forma di Cristo Pantocrator e vittorioso e grande. E poi ad ammirare il Palazzo Falconieri, su Via Giulia, che è capolavoro del mio Borromini. E a bocca aperta, sono lì, sola soletta, ad ammirare le erme che sembrano uscite dall’estro di Dalì e che a me parlano chiaro nel loro simbolismo oscuro…

Poi, via, e mentre cammino, a testa bassa, mi trovo in fronte una Mara Venier, con capelli tirati su alla bell’e meglio e forse anche in tuta e di certo in occhialoni. Mi sfila accanto, una come tante, e sospiro al pensiero che, a chi mi circonda, interesserebbe più lei del Palazzo Falconieri. Vabbè, nel mondo cammino, sorridendo, nella compassione del tutto che sono poi io e continuo a camminare ed è quasi Mezzogiorno, l’ora dell’appuntamento. Mancano dieci minuti al tocco e io, appoggiata contro il parapetto dei muraglioni che han tolto vita e ingrigito il biondo Tevere che prima respirava, pur nei danni, nella Città Eterna, punto lo sguardo e vedo, laggiù, un congresso di gabbiani e grandi e grossi e pettoruti e, proprio sotto a me, in perpendicolare, una paperetta con il capo smeraldino. Sguazza, tutta felice, in una pozzetta al lato del bel fiume e, infilando il becco, in un pertugio, si agita tutta per acchiappar che cosa non so. La osservo, in viva simpatia. D’un tratto, PAM, spara il cannone del Gianicolo per il Mezzogiorno. La papera, interdetta, sfila il becco dalle giuggiole sue e resta immobile cinque minuti d’orologio. All’erta, oddio, cos’era quel rumoraccio? Passata la paura, è di nuovo al lavoro quando, non so da quale chiesa, esplode uno scampanio pazzo. E lei, di nuovo, immobile: questi uomini, quante ne inventano e rumore tanto e tanto inutile… Ma basta, seguo il suo ragionare,  la paperetta, stufa degli inciampi, si tuffa in acqua e contromano, col becco a Roma Nord, via nella corrente…
Domani, alla Librinecessari, ore 16, con le bennicards

1 commento:

  1. ........la paperetta che va controcorrente mi ricorda qualcosa :)
    Un abbraccio Rita

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