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giovedì 13 febbraio 2014

Occhialini di cipolla

Al Mater Dei, non c’erano collettivi, non assemblee e nessuna autogestione. Tutti i giorni, col sole o con la pioggia, in chiesa a recitare il rosario. Al primo venerdì del mese si andava a messa, col basco calzato sulla testa, e una volta al mese la messa era in inglese e cantavamo “we shall overcome”, ma non cambiava il ritornello ché, al momento della genuflessione, eravamo tutte quante, in kundalini, ginocchioni, a terra, davanti all’altare maggiore e al Santissimo, mentre sister Francis batteva con le nocche sul culmine del banco, toc, per farci precipitare a terra, e toc per darci il via alla risalita. Ricordo, ricordo ancora il freddo sul ginocchio (che, bambina, portavo le calze corte anche d’inverno…) delle marmelle che, durante il mistero della fede, mi regalavano l’incanto dei loro ghirigori. Vedevo, nelle venature loro, lupi e creature d’altri mondi, e a volte anche cagnetti o lucertole. Li vedevo, li fotografavo con l’anima accesa e poi, scomparsi, faticavo a ritrovarli anche seduta allo stesso banco, con l’occhio a terra. Cercavo, invano, la mia chimera e non la ritrovavo, ma ogni volta ce n’era una nuova che sembrava chiamarmi: “Ester, Ester!” e la guardavo, immersa nel suo piccolo mistero, come emersa da un mondo primigenio a squadrarmi pensiero e anima.

No, non c’erano collettivi, non assemblee, non occupazione, al Mater Dei,  nel verde dei miei anni, e Sister Kevin era severa e anche, a modo suo, direttrice e dittatrice insieme, ma, sentite me, ancora oggi. è anche per lei, che mastico di greco e di latino, come se fossi uscita ieri dal liceo... Ripenso alla mia poca democrazia scolastica perché oggi una delizia di ragazzina, figlia di un'amica, mi ha spiegato che lei, nella scuola sua tal dei tali, ha fatto per una settimana un corso di economia domestica. “E che cosa hai imparato?", le ho domandato, vi giuro, senza malizia alcuna che il progresso piace anche a me anche se non troppo. E lei, seria seria: “Che per sbucciare una cipolla senza piangere bisogna indossare un paio di occhialini…”
benniheart per San Valentino
 

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