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giovedì 2 gennaio 2014

Un caldo porco

Corre, corre l’Italia, dal finestrino della Freccia che mi riporta a casa. Corre, l’Italia, tra le mammelle dei Colli euganei, tanto cari a Petrarca e anche a me; corre nella nebbia velata, che pare fiato di strega a fare il suo incantesimo di sonno sulla piana di fumo e di terra, che già volge le spalle al Veneto, nell’incedere pigro della bella Emilia; corre e già il grande fiume che amo mi saluta, in festa, al passaggio: “arrivederci, arrivederci!”, mi dice nel suo lento trascorrer di acqua e di vita; corre, la mia Italia, tra le colline dolci di Toscana e laggiù, in lontananza, un sole si leva a sorridere su Orvieto che custodisce, nel Duomo, il suo bel Luca che, un tempo, era anche mio. Corre, la mia Italia, davanti agli occhi di chi l’ama (i miei), di chi si è innamorato (quelli canadesi di una simpatica signora di gusto - una simpatia negli occhi di pepe - che mi è seduta accanto) e quelli di chi ha trovato in Italia una nuova casa. C’è, infatti, seduta in tredici poltrone una famiglia di cinesi. Capire le parentele non so, vattelapesca, ma so che parlano nella lingua mandarina e io, che so dire appena grazie (xiexie) e arrivederci (zhaitien), ascolto quel loro chiacchierare in toni di salita e discesa che mi capita sovente di udire durante le mie passeggiate solitarie all’Esquilino. Ci sono anche due vocine cinesi di bimbi. Arriva il controllore. Presto, presto, bisogna tirare fuori i biglietti (e io non ricordo mai dove li ho messi) e mostrarli, di grazia, nel loro splendore. La mamma cinese, in italiano: “Si potlebbe spegnele un poco liscaldamento. Bambini soffle…”. “Va bene, va bene”, fa l’uomo in berretto. Anche se c’è chi siede con su il piumino. E mentre il controllore controlla i tagliandi di viaggio, si ode forte e chiaro il bambino cinese: “Mamma, non sai che si dice qui fa un caldo porco?”. Nell’Italia che va, indossando tuniche rosse e di seta, non uno, nello scompartimento, neanche chi faceva il sudoku o un cruciverba senza schema, riusciva a nascondere un sorriso e una risata composta…

1 commento:

  1. Certo, vale più la pratica della grammatica, l'abbiamo sempre saputo :) :) :) Rita

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