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martedì 10 dicembre 2013

Come le scarpe di mia sorella

Lavoravo, volontaria, un tal giorno a settimana per qualche ora schiacciata nella mattina fresca, nella biblioteca americana di Santa Susanna e, per la mia gioia, respiravo, fresca come la mattina appunto, tra i libri, parlando con Grace, che mi era compagna di quelle ore vuote da riempire di storie sue e, a volte, anche mie. Rari i clienti e tutte, o quasi, signore di una certa età, fatte con la squadra, colorate in acquarello e tali e quali a come disegnerei io – e anche voi - una romantica signora inglese, con le spine lucenti dell’ironia sulle labbra, nella risata pronta, ricamando lunghi nulla sul maltempo o sul sole italiano… Lavoravo lì, dunque, e a volte, durante le vendite di libri usati, trovavo meraviglie. Comprai per pochi spiccioli, ora sono cinque anni, l’autobiografia di Santa Teresa d’Avila e fu, per me, quella. la stazione Termini del viaggio…

Ho ripensato a quell’antico acquisto, qualche giorno fa, quando un’amica d’anima, nella fiaccola che ci unisce, mi ha donato un libro di Amintore Fanfani che si intitola “Il Greco e Teresa d’Avila”. E quale meraviglia, per me, baciare due grandi insieme: il primo (caro, carissimo a mio marito) e che io ho ammirato in un dipinto visionario, mistico, moderno eppure nel cosmo, durante una passeggiata solitaria alla National Gallery di Dublino. Di tutti i quadri, solo Francesco di El Greco, che sotto un cielo che pare la tenda del mondo, vede lassù, lui, nella grazia, la luce. E mentre leggo le pagine di Fanfani (oh com’erano dotti i politici allora!) sento alla televisione Angelino Alfano dire e ripetere che non permetterà ai forconi “di mettere a fuoco le città”.  Ma Angelino, non lo sai che si dice mettere a ferro e fuoco una città? Non sai che quel tuo modo sincopato, sbrigativo, in stile twitter di tagliare un pezzo di modo di dire, cambia del tutto il senso della frase? Non sai che per mettere a fuoco una città (magari il panorama romano, magnifico, che si ammira dalle antiche stalle del Quirinale...) basta una macchina fotografica. No, non lo sai, non ci hai pensato, e, nel sospiro, mi tocca rimpiangere la Diccì e anche il piccolo grande Amintore Fanfani che, quand’ero ragazza, mi stava stretto come le scarpe di mia sorella…

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