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domenica 10 novembre 2013

Una corona in capo

Sognavo, ragazzina, di fare la scrittrice  e ora non più. Ora non più, penso e ripenso, al perché e mi sfugge in un vorticare a spirale di pensieri che si perdono lassù nella lontananza azzurrata. Ma dai, tiro lo spago, e giù dabbasso, con i piedi a pigiar la terra e cerco di trovare la ragione una che mi ha fatto metter nel cassetto il sogno e, diciamo pure, aprire questo blog che alcuni – e li ringrazio – han la pazienza di leggere. Secondo me e apro una parentesi questa qui di seguito (ma anche per Nietzche, che non è uno qualsiasi: una rivelazione, per me poco più che ventenne, la sua Nascita della Tragedia…) per fare uno scrittore ci vuole il pubblico e se non c’è quello non è punto utile perder tempo al tavolino con tante belle cose da fare e da vedere e il Signore da ringraziare sempre, in preghiera silente, perpetua, tenera, appassionata. Io credo che oggi allo scrittore (quasi, infatti, sono diventati mosche bianche e alcuni che ci vengono spacciati come tali lo sono come un tafano tra farfalle) manchi un pubblico. Per carità, non voglio dir che le persone - noi - non siano aggiustate a tanta altezza. Nossignore, il fatto è che manca il tempo e la voglia, distratti come siamo dalle cure quotidiane. E la fretta non crea certo lettori. Per leggere un buon libro ci vuol passione e pazienza e voglia di star lì, sospesi, a tu per tu con chi, magari, non c’è più.

Non voglio fare punto la scrittrice, ma il viaggio iniziatico per diventarlo (quello che ho percorso a passi lenti, nelle pagine bianche della mia esistenza, tutta una vita), quello sì, mi ha dato tanto e gioia e una corona di amiche che sono state - loro sì con un pubblico - amiche e vere, per me, più di quelle in carne e ossa. E ora che ho rivisto, con occhi nuovi, Otto e Mezzo di Federico Fellini, e il finale in carosello di uomini e di donne sulla spiaggia del pensiero, mi piace pensar che Elsa e Dolores e Jean e Jeanne e Paola e Neera e Katherine e Maeve e tutte quelle altre che ho amato e dimenticato di nominare mi facciano un girotondo intorno, nella gioia pura che mi hanno regalato in tutti questi anni di dolce conversare…  

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