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mercoledì 27 novembre 2013

Rugantino ai Monti

Quando mi pare arrotolata la via e stretta e su ogni pietra inciampo come se camminassi su stiletti di grissino lungo un viottolo di campagna e ogni richiesta (e molte ne ho) pare esser la ninfa Eco, che, inseguendo il suo Narciso - preso dal volto suo nello specchio - chiede attenzione per le valli deserte, alle montagne azzurre e vuote. Io, quando mi sento così e travolta dal mondo che poco mi piace in certe sue insistenze, nei tranelli, nei trucchi, nelle furbizie ingenue, che sono maschere e ironia di un piccolo ego capriccioso o dispettoso o stizzito per non esser, che ne so, Napoleone; io, dicevo, respiro. Sì, sì, proprio così, respiro. Ed è nel ritmo del divino spirito che ritorno nel mio fiume a nutrire anima, mente e corpo e mi vedo galleggiar nel mio paradiso terrestre ritrovato…

E se nel respiro rinasco, fresca in un fiore sbocciato, ritrovo le parole che gli altri mi chiedono per restituire, a loro, la grazia che ho ricevuto io da lassù, senza meriti, nel mio bussar perenne, bambina e donna, alla porta della verità e ora, dopo questo cappello mistico, suvvia, torniamo, dai, tutti giù per terra e vi racconto di un certo vicino di casa che incontro, a volte, per le straduzze del Rione, e porta un gran cappello nero e un cappotto che pare un sacco di carbone e, in quel nerume, sotto alla tesa che par un’ala di corvo, spicca il suo bel viso da centurione romano,  faccia di Rugantino, di uno che ai Monti c’è nato e, ai tempi, giocava con le pecore di Romolo nella Domus Aurea di Nerone al Colle Oppio. Dovete sapere che questo tal signore, che io tengo al caldo nel cuore, è esperto di poesia romanesca e sta preparando un Cd con i sonetti del Belli letti da lui. E io li aspetto, e nell’attenderli, con lui parlo come se entrassi in un museo della Romanità. E ieri mi ha detto che per far rosicare certi amici s’è inventato d’aver trovato in una certa bancarella di libri usati una “fagottata de sordi”,  così li ha stesi tutti quanti, gli amici. “E mica era vero – ha riso – o forse un poco sì perché c’ho trovato, tra tutti i libracci, una certa edizione der Belli che non te dico…” Nel gran teatro del mondo, benedetto… 

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