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venerdì 1 novembre 2013

Domani è un altro giorno

In una Roma di pece tra le lucine che danzano nel manto di buio indossato da madama Sera, ieri, sulle sei, sono andata con un’amica cara (mamma mia, ci conosciamo da più di quarant’anni oramai e faccio un salto…) che è anche professoressa di storia dell’Arte all’Università Gregoriana, sono andata, dicevo, all’inaugurazione della mostra, organizzata a Palazzo Barberini, di Antoniazzo Romano, Pictor Urbis. Severo, essenziale, un poco grigio l’allestimento, che mal si sposa, secondo me, con gli allegri soffitti arabescati, negli stucchi opulenti che han visto tempi migliori e dove ronzano, color zafferano, le api dei Barberini… Belle le tele, nei loro fondi ancora d’oro, come se Bisanzio, fosse ancora legata alla gemella d’Occidente, la Roma dei Papi, con un vincolo di allegra sorellanza. Le Madonne di Antoniazzo – con i loro bei bambini – sono tutte metafisiche, alle spalle del manto azzurro, c’è sempre l’oro della divinità. E ci sono i dettagli che mi innamorano. In un’adorazione, sotto al Sacro Bambino, deposto sulla nuda terra, come presagio di morte, germogliano piccoli fiori, il fertile frutto della grazia che ci percorre. Un altro Gesù Bambino, due stanze più avanti, ha il capo piccino posato su timidi steli di paglia che paiono i raggi della sua divina aureola. E’ nel piccolo che si trova il grande, io lo so e lo sappiamo un po’ tutti ed è per questo che lo vado cercando…
Mi perdo davanti alla stupenda eleganza di Santa Illuminata (la quale, generosa, presta il viso all’invito che stringo ancora in mano), i capelli, lunghi, si intravedono, in onde, dietro le spalle. Ha aureola e corona e gli occhi - che guardano, con placido amore, il tempo che corre - sono pieni di pace. La pace che non c’è tutt’intorno, in quel fiume di gente mondana (non tutti, beninteso, che c'è persino un signore che ha restaurato Melozzo da Forlì e io ho avuto l'onore di stringergli la mano...) che si saluta e che si ritrova. Sento una voce. “Guarda sono tanti e domani, nessuno…”. E continua, la voce, raccontando che a Roma i turisti  van solo – e al trotto - ai Vaticani e alla Galleria Borghese e solo per metter la croce su “visto” e tornarsene a casa. Un'altra voce, in lontananza: "Sapete se più avanti c'è il buffet?" Domani, è un altro giorno.



     

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