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giovedì 14 novembre 2013

A tu per tu con la bellezza

Fin dal pomeriggio e poi anche di sera, ieri, me ne sono stata – io beata – a tu per tu con la grande bellezza, che è per noi che siamo nati nello Stivale, a ogni angolo, nei crocicchi, qui e lì e ovunque, se solo fossimo capaci di vederla. Ché lei è fata timida e generosa insieme, pronta a regalare l’estasi a chi sa fermarsi nel fiume, bagnandosi i piedi alla sua fonte e nulla a quanti (i più) passano distratti, persi nelle cure del mondo che sono poca cosa a petto dell’eternità. Ma andiamo con ordine e vi invito a far con me,  una delle Passeggiate Romane che, quando capita, regalo (ma con soddisfazione) ad amici che vengono da mezzo mondo nella Città mia Eterna che amo. Eccomi dunque, in compagnia di un’amica che insegna all’Università e con i suoi studenti, in marcia, verso Piazza Sant’Ignazio che ad arrivarci pare di entrare nel Teatro Olimpico, e poi verso San Luigi dei Francesi ad ammirare Caravaggio e Domenichino, nelle sue magnifiche, per me, storie di Santa Cecilia. Ohimè, il giovedì pomeriggio la chiesa dei francesi è chiusa e che si fa che cosa non si fa, ricordo alla mia amica che c’è, a un tir di sasso, Sant’Agostino, con la sua caravaggesca e stupenda Madonna dei Pellegrini. Detto fatto e siamo lì, con la sapienza di un padre agostiniano, che ci regala perle della chiesa sua, portandoci ad ammirare una cupola nascosta, dipinta dal Lanfranco, e altri quadri che raccontano le storie di San’Agostino, nel silenzio della Provvidenza. Grazie, grazie e ora salite con me sulla macchina del tempo, e un balzo in avanti di tre ore e non vi dico certo che cosa ho fatto in quel frattempo. Ma ora, si aprono per me e per altri le porte solenni, barocche, damascate, in oro della Galleria Doria Pamphilj e via, in corsa, nella quadreria che fu del papa Innocenzo X, un Pamphilj. E siccome il destino sa giocare le sue carte, ho per Cicerone, una affascinante signora francese che racconta Poussin e Guercino e Lotto e tutti gli altri con l’occhio dell’anima aperto al cuore. Siamo nello studiolo della Quadreria dove sulla parete maestra pende il ritratto del Papa di famiglia ritratto da Velasquez e, sulla destra, un busto di lui fatto dal Berinini. E la nostra, che dice? Invece di parlare di panneggi e stili, e di barocco e Controriforma, mostra a noi le mani del Papa: mani sudaticce, molli, di quelle che paiono pesci e che uno non ama punto stringere… E poi il Bernini. Che ce l’aveva su con Innocenzo per le magre committenze e che cosa fa per vendicarsi? Gli piazza, e ben poteva nasconderlo come in un photoshop del tempo, un cicciolo di carne, un brufoletto di marmo sotto l’occhio destro. Tiè.
                                                                         

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