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martedì 1 ottobre 2013

Mammolino e Ciccillo

Davanti alla Librinecessari (dove Michelle accende col sorriso la voglia di leggere a chi passa per la via  degli Zingari ai Monti) ci sono, a volte, degli scatolotti di banane e dentro libri e volumi sull’universo mondo a pochi euro. A me fan gola sempre e sempre ci perdo quei, diciamo, quindici minuti di gioia perché vi trovo, a volte, il mio passato (miei autori, miei passioni antiche) e altre libri che paion dirmi “comperami, comperami, Ester, e non ti deluderò”. A volte, poiché ho la testa piena di pensieri, compero anche dei doppioni perché non ricordo se il tal libro l’ho preso in biblioteca (e quindi l’ho restituito) o, invece, l’ho acquistato e se ne sta a dormire chi sa dove tra gli scaffali molti che ornano la casa…

Così ieri, eccomi trovar, tutta contenta, i ricordi di Massimo D’Azeglio, che sono, per me, lume di scrittura, con quell’ironia garbata, tutta piemontese, che era di quei tempi ben educati. Mi piacciono i ricordi di D’Azeglio (li ho doppi, ohimé, uno della Bur e l’altro neppure ricordo l’editore), soprattutto lì dove racconta della di lui, spartana, infanzia e dei suoi giri giovanetti per i Castelli romani ancora papalini. Mi piace e quanto mi piace scoprir che in famiglia non era il signor ministro con i gran baffi ottocenteschi  e neppure Massimo Taparelli marchese di D’Azeglio, ma più semplicemente Mammolino. Così come Francesco De Sanctis, il gran letterato, l’autore della Storia della letteratura italiana, anche lui ministro, era per i suoi (si legge nella sua autobiografia “La Giovinezza”) semplicemente Ciccillo… 

Sopra Ciccillo, sotto Mammolino...

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