Pagine

giovedì 24 ottobre 2013

Lo splendore dei melograni

Nel bel mezzo di un placido pomeriggio festivo, mettiamo di sabato scorso, mi viene la smania di abbracciar con gli occhi un quadratino di verde, due alberi, che so, qualcosa insomma che mi ricordi, seppur cittadina come sono (mio malgrado), che calpesto ancora a piedi nudi la nuda terra, che sono ancora una piccola parte di un tutto che mi trascende e palpita, nel fuoco, dentro di me. Così spinta da questo bisogno che è fame e sete insieme di verità, esco e giro per il mio Rione Monti in cerca dell’erba che mi sfami. E prima provo a Villa Aldobrandini, il mio rifugio nel nido di palme e aranci che sventola sereno sulla folla pazza di Via Nazionale. Ma è chiusa la villa, per un restauro e speriamo che serva perché non c’è niente di più triste, per me, che veder la villa sbrodolata di cartacce e bottiglie di birra vuote nell’incuria quotidiana che la divora. E qui, mi fermo per un minuto di raccoglimento chiedendo a qualcuno che mi aiuti a salvarla; io, per me, sono pronta con le ramazze…

Ma andiamo avanti e proseguo verso i Giardini di Carlo Alberto (per via della statua equestre del re sabaudo divenuta negli anni  più che mausoleo, palestra di giochi per bambini) che sono sentinella al gran Palazzo del Quirinale dove vive uno solo che non è Papa e non è Re, ma è Presidente e rido tra me perché cambiano i nomi nel mondo, ma la sostanza mica per nulla… Ma che sorpresa, sono chiusi anche i Giardini di Carlo Alberto e dovevano riaprire (c’è un cartellone grande e grosso e pieno di nomi e cognomi dei responsabili impuniti) in maggio e invece sono chiusi ed è già quasi novembre. Ancora, andiamo, andiamo. Eccomi ai Giardini di Sant’Andrea, dove portavo Leonardo bambino e quanti ricordi accendono! Come? Cosa? Chiusi pure loro e non c’è neppure un fischio, un rotolino di spiegazione… Chiusi e marameo.  Vabbè, torno sui miei passi, demitto auricolas, e proprio mentre sto attraversando Via Nazionale, vedo in lontananza due pini d’Aleppo sventolarmi nel ricordo dell’anima accesa. Arrivo, arrivo! Sono i pini che ornano l’arcigno palazzo del Viminale ed è lì che mi rifugio per fotografar col cuore il verde mio interiore. E siccome la natura, nella persona una e trina della Provvidenza,  ha sempre un regalino per chi bussa alla sua porta, li vedo, li vedo! Sotto al palazzaccio bianco, a destra e a manca, ci sono tanti melograni verdi di fronde e carichi di pomi aranciati e rossi e d’oro. Melograni d’abbondanza che paiono chiamarmi: coglimi, coglimi. Ma nulla, mi limito a bearmi di loro ed ecco, nel ricordo, uscir dal suo cappello a cilindro un certo signore dagli occhi turchini che, a ogni visita romana, mi recava i melograni del suo giardino. In regalo mi portava i melograni e la sua risata allegra e turchina…

Nessun commento:

Posta un commento