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mercoledì 16 ottobre 2013

Inseguimento alla catalana

Mi piace, a volte, quando il tempo lo consente, sedermi bella bella sul mio divano color caffelatte dai cuscini turchini e, con il telecomando saldo nella destra, saltare da un canale all’altro, ché oramai ce ne sono tanti e troppi e non come quando ero piccola io. In quella macedonia di chiacchiere, che a volte sono diavoli travestiti da cherubini, mi sento cavalcar in un nulla eterno che sa di detto e ripetuto. Allora mi rifugio sulla nuova televisione della Feltrinelli dove so per certo che, a una certa ora, si parla, con una giornalista bellina ed educata, delle città di mare. Ah, la mia Lisbona! Ecco Istambul, bella nel suo corno d’oro, che io amo e non so neanche dire perché. Qualche giorno fa la nostra signorina era a Barcellona che, per me, avrà sempre il profumo di Michel e vallo a spiegare che cosa vuol dire in catalano cunill...

Ero lì ad bearmi di ramblas e paella con la bella giornalista e il solito esperto di costumi locali (che a me fa pensar, dispiace dirlo, alla caricatura di Amarcord…) quando d’un tratto, vedo come una meteora filare a saetta in lontananza; sullo sfondo, ecco un gomitolo rosso e nero, sfrecciare alle spalle dei due che, intanto, seguitano a cicalare di usi e costumi catalani. Continuo a guardare, ad occhi aguzzi. I due ora parlano della Sagrada Familia che, a me, devo confessarlo piace un poco, ma mica troppo, perché, credo che basti mezza pieve nostra a farne tre di Sagrade Familie e scusate la sincerità. Parlano, i due, comunque, con il sussiego che, secondo loro, meritano i capolavori quando, a mano diritta, ecco ricomparire l’arcana freccia bicolore e in un guizzo capisco:  un cane e un gatto! Un cane nero corre corre appresso a un gatto rosso e il primo ha il muso nel sedere del secondo che, a coda ritta, se la fila col demonio nelle zampe.  Un arruffio di  peli e zampe matte, in barba alla buona educazione, in marameo alle sacre telecamere… Via, zoom, di corsa, come in un cartone animato, di qua e di là a fregar la scena alla cultura catalana. E ora, per piacere, non chiedetemi di che cosa stavano parlando, seri seri, i due poveri conduttori…

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