Pagine

martedì 24 settembre 2013

Nella coda saggia di un gatto

Mi piace camminar per Roma con il terzo occhio ben aperto e lì dove tutti, mettiamo il caso, vedono le auto in corsa e i pizzardoni e la grande piazza Venezia inchinata ai piedi candidi  del Vittoriano, io vedo, invece, Medusa, che, urlante, a bocca aperta, i serpenti in capo, in forma di elegante corona, chiama gli inconsapevoli al suo banchetto divino nel sangue rosso e d’uva di Dioniso. Invano, tagliate le radici, perduta la strada, dimenticati i sassolini di Pollicino, ecco i tanti passanti, in auto, in motorino, a piedi, in bicicletta, ignari spazzolano sotto al palazzo dove lei li osserva dall’alto, chiamandoli al risveglio, nel silente respiro del mistero. Dormono, svegli, ad occhi aperti, camminando, nel galoppo del mondo che, crudele Caino, li divora. Ancora e ancora, nella religione vana del fare e ogni giorno è nuovo battagliare per essere al centro di qualcosa che un centro non lo ha…

Ero lì, qualche giorno fa, in compagnia di due belle signore ed eleganti nella forma e nel pensiero, pronta a salutarle nella loro ritrovata, sorridente, fiorita consapevolezza, quando d’un tratto vedo qualcuno tra la folla. E mentre le mie compagne d’anima van via per la loro strada, io mi getto nelle braccia di quell’uno che è per me felicità rotonda. E insieme a lui abbraccio tutta quanta l'umanità in cammino e saluto e sorrido a chi mi viene incontro, che dorma oppure sia ben sveglio, differenza non c'è. Nel paradiso terrestre, giglio tra la sabbia, si è tutti fratelli e una la collana, nella coda saggia di un gatto... Non parliamo, lui - il mio angelo - e io, camminando fino alla Gatta, e poi lui, nel silenzio più profondo di tante parole, mi fa, nel congedarsi: “Grazie per avermi lasciato in compagnia dei miei pensieri”. I suoi e i miei, nel fiume... 

Nessun commento:

Posta un commento