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venerdì 6 settembre 2013

Nel mais sereno della vita

Oltre le dune, vestite di verde, vedo l’arida spiaggia di Capo Cotta, con la sabbia che arde le piante dei piedi, e laggiù, in lontananza, le onde verdeazzurre, spalmate del burro fuso del sole di settembre. Mi fermo, lungo il sentierino che corre, a serpe, tra la macchia mediterranea, e osservo, il fronte di nuvole basse che sembra cavalcare l’orizzonte in un bianco d’ovatta, nel baluginio della canicola. Mi fermo in quella poesia silente di aria, terra e acqua, che vorrei saper dipingere in olio o in acquarello. Invano. Solo Piero Guccione, gran pittore e siciliano saprebbe farlo. Ah, le sue marine, distese d' anima, nelle sfumature cangianti dell'azzurro. Li ammirai, quei quadri, ed ero ragazza. Ora non li dimentico. 
A me è toccata in sorte la parola. Da bambina, come tutti quelli della mia età, scrivevo piatti pensierini per la maestra Poesio Più avanti, nei temi in classe, riuscivo a dare il peggio di me per via dell'emozione che mi stringeva la gola e della paura che mi incuteva la professoressa Martucci, arrampicata sulla cattedra e rotonda e ostile e con un respiro d'affanno che pareva il ciuf ciuf di un treno...
Fiorii, a diciannove anni o poco più quando, durante gli studi inglesi per passare il proficiency, ebbi per professoressa una scrittrice. Mi capì e il nodo mio si sciolse. Per lei scrissi, in inglese, pagine di luna e tragicomiche come queste che scrivo per voi e neppure vi conosco... E ora che di anni ne sono passati, come si suol dire, un sacco e una sporta, e che ho avuto la giusta dose di allegria e di disinganni, mi chiedo se anche io, come Balzac (passatemi il paragone, mentre mi cospargo il capo di cenere...) scrissi e scrivo solo per essere un poco amata... 

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