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domenica 1 settembre 2013

Il miele di settembre

Ricordo il miele di settembre nell’aria accesa, a San Giuliano, quando, sola con i miei pensieri, in un vestitino tirolese a fiorellini bianchi su un prato di smeraldo e il grembiule con cuoricini rossi in campo bianco, superavo, il cuore in gola,  la paura mia bambina e il cancello verde che separava il giardino di nonna Stella dal vigneto e dai campi di mais. Baldanzosa, andavo. E precipitavo - il casolare color cipria laggiù nella perduta quotidianità del mio Friuli giovinetto - in un ignoto paese selvatico d’erbe e azzurro. Intorno, tutt’intorno, richiami e fruscii, che mi facevan trasalire, nel mistero della natura silente. Ricordo, ricordo l’uva bianca e nera, di Dioniso,appesa tra i pampini e le foglie dei filari ad aspettarmi. Scartocciavo un  acino, sputando i semi che non mi piacevano punto. Camminavo, intrepida col cielo dorato della fine estate che mi guardava, curioso, da lassù, nei segreti suoi che erano anche i miei. Camminavo nella corsa delle ninfe, nel richiamo di Pan,  sciolta in quella incantata protostoria che sentivo dentro e fuori, in un gioco d’anima e di specchi…

Ricordo. Ricordo che tornai una volta a sera e incontrai, precipite, in corsa pazza una persona di famiglia, le mani a tener su le braghe. Dietro, mia madre. Dire chi era il fuggiasco, no, ma – Dio mio, come correva - correva il meschino, con le ali di Ermes cucite ai piedi nudi. Correva, oltre il cancello, via per i campi smarginati,  E mia madre dietro, implacabile, (come se quella corsa non significasse che la salute c'era e tanta) per l'iniezione, la siringa già carica di quell'odioso  (che non so se esiste più...)“reticuloger”… 
Bennibag di velluto, femminile e fiorita nel sorriso del nuovo autunno

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