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venerdì 20 settembre 2013

Il barboncino della zia Teta

Per i bagni di mare e salso, nonna Stella, ragazza, andava con le sue sorelle, in villeggiatura a Bibione, dove. già madre di mia madre, comperò due stanze affacciate su quel mare basso, verde di colore, nello slabbrato orizzonte, di quella lunga spiaggia friulana  Ne ho viste, di foto color seppia! Lei, nonna Stella, bella tra le belle, in posa alla Eleonora Duse, con su un completo da bagno nero che le lasciava libere solo caviglie e polsi. C’è lei e c’è lo zio Piero (per me nell’Olimpo del mito) per come visse, con coraggio, la fine di un’epoca e il tramonto di Benito Mussolini. C’è Piero, dunque, e non so mica se già marito della bellissima Lucia, di nobiltà purissima nel sangue, nello sguardo, nei capelli d’oro raccolti come in ragnatela, negli occhi color mare di Bibione. Gli altri fratelli, e anche le sorelle, per me sbiadite. Che forse, tra tutti (erano numerose, allora, le famiglie), la memoria si accende sulla zia Teta e sul suo barboncino nero che portava un nomignolo d’amore con l’accento sulla u. Un nome che, però, mi sfugge, come i serpentelli colorati che tentavo di acchiappar con le mani in preghiera a Cala dei Gigli. Il nome non lo ricordo, no, ma quanto giocavamo insieme, tutti e due solitari, nelle ampie stanze dell’appartamento arioso affacciato sui portici di Corso Vittorio Emanuele, a Pordenone! Aveva un vezzo strano, la Teta, che era piccola piccola e bruciata d’energia. Sembrava aver perpetuo il raffreddore nel tirar su col naso, facendolo, mi pare, sfarfallar verso sinistra. I barboncino e lei: anima e cuore, come non ho visto mai. Non so quando accadde, ma ricordo che un giorno, un triste giorno, mia madre ricevette dalla Teta le tristi nuove del canino che, però, da quel peperino della Teta fu sostituito e il nuovo arrivato, anche lui di carbone e riccioletto, fu amato più del primo… 

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