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lunedì 19 agosto 2013

Una cipolla per l'Europa

Studiavamo, alle medie, il Risorgimento che non era soltanto la piazza romana (dove mia madre mi portava dal dentista…), ma tutto un fragore di eroi, di date, di cospirazioni, di carbonai, e battaglie che a me entravano da un orecchio e uscivano danzando dall’altro. Né date né nomi di armistizi ricordo, ma il senso di quel Risorgimento sì. Significava, per noi, per tutti noi, essere italiani come non lo eravamo stati mai in tanti e tanti anni di storia. Dovevamo diventare italiani ed ecco perché Massimo D'Azeglio disse: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. E per far gli italiani, proprio D’Azeglio (che per chi non lo sapesse aveva sposato la figlia di Alessandro Manzoni ed è un signor scrittore pure lui) se ne andò in giro per le allora crude campagne romane a caccia del sentir romanesco, l’ultimo pezzo dell’arlecchino dello Stivale, appena conquistato dal Piemonte vincitore. Stette tra i Castelli e l’agro, Massimo, e scrisse delle memorie deliziose che vi invito, se ancora non lo avete fatto, a leggere. Ma su, andiamo diritti al punto, che è poco più in là e basta allungare un braccio.

Dunque, il punto è: ora che gli italiani sono fatti, dalla Val d’Aosta in giù fino a Lampedusa, signori e signore, dobbiamo disfarli daccapo e diventare europei. Solo europei se è vero, come è vero, che ieri nel discorso del nostro Presidente al meeting di Rimini ho contato almeno venti volte la parola Europa, declinata in forma di nome e d’aggettivo e appena tre la povera nostra Italia, e quando si parlava della fuga dei cervelli… E lo stesso dicasi per il nostro presidente del Consiglio. L’Italia non c’è più, mi dico, sono morti invano i patrioti e i carbonari e anche Massimo D’Azeglio ha dormito sui pagliericci in quella rurale, antica patria mia, senza un perché da sbucciare come si fa con una bionda cipolla...


 Va bene, va bene, siamo anche europei, ma per piacere non scordiamoci di essere italiani, nel filo rosso, d’Arianna, che respira, tra Dante e Michelangelo, dovunque nel nostro Belpaese…  

1 commento:

  1. ....se vuoi saper come la penso io, cara Ester, a me non interessa un fico di essere europea : non è della mia taglia 'sta parola e mi va stretta assai.
    Un bacione Rita

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