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martedì 6 agosto 2013

La Sperduta nei petali di rosa

Ieri a Santa Maria Maggiore, durante la messa solenne (tutta in latino che pareva, io in gloria mistica, di esser prima del Concilio Vaticano Secondo…) c’ero anche io, con due signore di gusto; una di loro, piegata in due dagli anni, cento tondi, ma grilla nel suo yoga quotidiano, e poi noialtre “giovanotte”, perdute nella gran basilica ad nives che protegge come un manto Roma. Dicevo, dunque, che durante la messa in cui son piovuti petali di rosa a 
ricordo della nevicata d’agosto che fece santo il luogo all’Esquilino (dove i Romani, nel nastro senza nodi della verità, adoravano Giunone Lucina, madre dei parti e delle donne in fiore e di tutta l’umanità dolente), dicevo che la signora centenaria se ne stava in silenzio, seduta sul basamento di una colonna (ché nessuno le offriva una sedia…) ad ascoltare e meditare i casi suoi e io la guardavo, lei e l’altare d’oro, in grembo al fiume…

Si canta il Gloria e il Pater Noster come tornati indietro nei Secoli nel profumo dorato dell’incenso che a me fa venir la tosse e il raschio in gola, ma poco male e via. Eccoci a messa e poi eccoci al caffè ché è bello dopo il sacro festeggiar la grazia nel profano: patatine fritte e un crodino son quello che ci vuole in tutta questa calura. Lei, la signora degli anni d’argento, parla poco e dice solo l’essenziale e mi racconta una storia servita con i carciofi alla giudia e la pajata che voglio regalarvi nel suo incanto tutto quanto romanesco. Dovete sapere, dunque, che alle nove, ogni santissima sera, una campana di Santa Maria Maggiore batte il suo rintocco. Ding don dang, chiama “la Sperduta” nel ricordo perenne di quando, cinquecent’e più anni fa, salvò una pellegrina che andava a tentoni, sola come un cane, nel bosco dei Cessati Spiriti, nel gozzo la paura di briganti e malandrini. Ritrovò la strada, la pellegrina, la Sperduta, grazie alla campana che ora porta il suo nome. E ora, come allora, la campana seguita a battere i rintocchi antichi e i Romani, pochi oramai, lo sanno. Voi, con me. Batte i suoi rintocchi e ci chiama tutti quanti, sperduti nelle tenebre del mondo a capo in giù, per ritrovar la strada di casa…

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