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martedì 27 agosto 2013

La Diana di Sisto



Nel balzo  d’oro colato  del mattino presto in quest’estate che  si perde, bagnata, nel bosco dell’autunno di pampini e di grappoli d’uva, me ne andavo dal dentista, contenta come si può immaginar che sia uno  o una che  va a mettersi, a bocca aperta, senza difese, su quel trono verde di scontento. 
Mi sono ritrovata con occhi nuovi a passar davanti alle Quattro Fontane lungo l’antica Via Felice – che porta il nome del grande Sisto V - con un bel conto di minuti in più, buoni per incollare i tacchi (che non porto) al marciapiede e per guardar ora l’una ora l’altra meraviglia in quella croce di vie che è nodo romano. Di fronte a quelle figure d’acqua  e marmo, nel loro eterno riposo, incuranti – sembra - dal viavai del mondo, mi pareva anch’io di essere immobile nel loro fiume d’acqua, ritrovata in me l’armonia dello spirito santo.

Allora, le due figure stese dalla parte di Via Nazionale, una a ridosso di Palazzo Del Drago e l’altra vicino a San Carlino, sono  uomini barbuti, due fiumi. E uno è il Tevere con la sua bella lupa fertile e l’altro, anche se ha  alle spalle i papiri (neanche fosse il Nilo), sarebbe l’Arno per via del leone che gli sta accanto in forma, dicono, di Marzocco.  Ma il leone c’è anche nella fontana di Giunone, in capo al Quirinale,  mi chiedo; e perché Giunone è accanto a un cigno, neanche fosse la sua rivale, quella Leda, madre di Castore e Polluce, tanto amata da Giove? Vabbè, non è affar mio, lascio la parola agli studiosi. E io, di grazia, passo ad ammirare la quarta fontana che è coda naturale di Palazzo Barberini. Languida, con un seno scoperto, dormiente, senza cornice, ma come vergine uscita dalla roccia, c’è Diana cacciatrice col suo bel cane. Oddio - mi dico - è bella, bella  tra le belle, tutta diversa dalle sue sorelle, e par che tenga in mano il pomo d’oro di Paride... Aguzzo gli occhi: la bella Diana stellata nasconde tra i suoi marmi le insegne del gran Papa Peretti: le pere, appunto, e il trimonzio. Sì, non c’è che dire, il buon Felice da Castellammare aveva un gran buon gusto, come sono in pochi ad averlo ora. Ed era anche un gran furbone perché, di grazia, ditemi, quale Papa sceglierebbe di chiamarsi Sisto Sesto?

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