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venerdì 5 luglio 2013

Tempi moderni all'Istituto Mater Dei

A fare lo sgambetto al Mater Dei e a chiuder per sempre il portone che apriva le sue fauci di legno sulla salita di San Sebastianello, ci pensò – suo malgrado - Sister St. Carol. Occhi liquidi, lenta, come se vivesse immersa in un’acqua lustrale, con quel  nome che profumava di caramella mou, divenne sister direttrice al posto della Sister St Thomas. Le due non potevano essere più differenti, bovina la prima, tiranna la seconda. Di colori pastello la prima, corvina d’occhi e di capelli quell’altra che a noi ci trattava, senza scherzi, con i guanti di crine. Sister Thomas andò via, in un mistero che non si sciolse mai. Rimase la Carol.

Noialtre,  ben conoscendo il piglio al ragù della nuova direttrice, esultammo, vedendo vicina la liberazione dall’odiosa divisa invernale che, per mostrar le gambe, ci arrotolavamo due tre volte sulla vita prima di uscir, correndo, sulla piazza di Spagna, dove c’erano i ragazzi del De’ Merode ad aspettarci. Infatti. La divisa invernale andò in soffitta e con lei anche il basco. Si andava in cappella, alla mattina, a capo nudo, come a una festa o in pizzeria. Con la bella stagione, via anche le calze. Una di noi si presentò con un paio di espadrillias rosse che salivano, a mo’ di calzature schiave, fino sui polpacci. L’anno successivo il trotto si fece galoppo: arrivarono i pantaloni! La modernità entrò, come una sfacciata Lilith, dal portone principale che, neanche a farlo apposta, aveva perduto il suo fedele portiere Otto… Quell’anno, una biondina di non so più che classe di liceo, si ritrovò tra i banchi, in cappella e in classe, col pancione. Il bambino nacque, vivaddio, bello e sano, ma il Mater Dei morì, portandosi laggiù, nel Tartaro, il basco, la divisa invernale e un pezzetto anche della vita mia…
Nella verginità del girgolu...

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