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giovedì 4 luglio 2013

Come una scatola di Baci Perugina

Ai tempi della Prima Repubblica, quando erano importanti politici che ora sono sepolti, se non nel camposanto, dall’oblio,  avevo conosciuto, per quelle strane coincidenze che spruzzano di pepe il quotidiano un certo scrittore di cui non farò certo il nome, ma che era ed è ancora oggi famoso per quanto può esser famoso, ai tempi del Grande Fratello e robe simili, uno che tutta la vita se ne sta, per conto proprio, orso santissimo, con le parole in capo, a scegliere tra questa e quella e a metterle tutte in fila, in un cosmo letterario, come se fossero tante sorelle a tenersi per mano. Dunque, io lo avevo conosciuto al Salone del Libro di Torino che allora era organizzato da un gran saraceno dai capelli ricci e alto e grosso e sempre di buon umore e di cui, con dispiacere, non rammento il nome. Ma girava per gli stand e aveva il cuore in tasca e il sorriso pronto. Io, allora, lavoravo per una piccola casa editrice che si chiamava “Il Grifo” e presentavo, vestita da “ufficiostampa” il primo (e forse unico) romanzo di Hugo Pratt, il quale, ricordo, aveva un debole per la mia collega e così, a volte, bussava alla porta nostra e via, loro due, per un caffè o un aperitivo.

Conobbi lo scrittore non mi ricordo come e fu intesa e amicizia che durò, con  grazia, anni e fino ad oggi.  Andavo a trovarlo al suo stand dove presentava un libro, un romanzo, con fascetta da vittoria di premio letterario. Un giorno, forse l’ultimo della fiera, eravamo lì, lui e io, e una signora ne chiese una copia. Ma certo, signora, è benvenuta, ecco qui, lui è l’autore,  ne abbiamo una copia, l’ultima, ma è senza fascetta. E lei, sgomenta: “E’ no, per carità, è un regalo,   sapete, non è mica per me!". Già allora, e non lo avevo capito, i libri erano una scatola di Baci Perugina da portare alla zia Clementina...

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