Pagine

sabato 22 giugno 2013

Di Jesolo e di Cala dei Gigli

Con il trascorrere degli anni, e dai e dai, ho imparato ad amare la lunga spiaggia d’oro di Jesolo, le lingue dei pontili tuffati tra le onde, il via vai d’anime in costume lungo la battigia e un poco ovunque, i filari ordinati di ombrelloni che sembrano, dall’alto, fiori nel deserto, i pedalò d’acqua azzurra pronti all’avventura; ho imparato, dicevo, con gli anni ad amare Jesolo (che sposa novella, mi stava stretta come una scarpa 35 per essere tanto e troppo diversa dalla mia Cala dei Gigli selvaggia, arida nel suo ponente feroce…) non glielo perdonavo e mi sentivo come Dioniso al Forte il giorno di Ferragosto. Di sera, quando la moneta della luna, disegnava la sua ombra lucente, d’argento, in favilla accesa, sulle onde spazzate dalla brezza, infelice, la interrogavo su Cala dei Gigli che guardava, lei beata, dall’alto, come guardava me, prigioniera, in quelle desolate (per me) plaghe venete. Ora che di anni ne sono passati tanti assai, amo Cala dei Gigli e Jesolo come si amerebbero due figli diversi, biondo, di grano l’uno e saraceno il secondo, chiacchierino il primo, tutto silenzio il secondo…

E nell’amore riacceso ora ritrovo l’incanto che è respiro di Abele nel paradiso ritrovato. Ieri, ad esempio, cavalloni in affanno battevan contro la riva, portando tronchi e rami e Dio sa che cosa altro dai due fiumi che sono alfa e omega alla spiaggia: il Piave e il Sele. Ecco, la spiaggia popolarsi di nuovi bagnanti, alberi vestiti di alghe e vecchi secchielli e sayonara stinte dal sale. Non passa un’ora, però, e arrivano camion e trattori dell’Alisea a far rena pulita. Così mentre gli elefanti d’acciaio,  raccolgono e rastrellano, in manovre a serpente e marce indietro tra i teli da bagno, si crea sulla riva una piccola platea di bimbi, gli occhi a mangiar lo spettacolo, rotonde le bocche nell’abbraccio di tanti papà. Il tempo, per me, di infilar l’ago nella cruna che già, rombando, gli automezzi passano al prossimo molo, altri rami, altri clandestini del mare. Un bimbetto, sui cinque anni o forse di meno, si gira verso suo padre in costume rosso e gli dice, deluso: “Voio ancora cinema…”
La collana bennirose che portavo allacciata intorno al collo in una bella occasione di nozze e che tanto è piaciuta  alle mie graziose commensali...

Nessun commento:

Posta un commento