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domenica 5 maggio 2013

Ottanta primavere


Per tutta la sua oramai lunga vita Myriam G. era stata la moglie muta del Professor Ezio G. Mai uno sbaffo di rossetto, sempre composta, misurata, al gusto di fragola e panna, e fresca di parrucchiere, Myriam aveva sposato il suo Ezio a vent’anni, lasciando correre l’università che, per carità, studiare proprio no. A trent’anni aveva già i suoi tre bambini, che erano arrivati in fila, a rompicollo, con una fretta matta di scendere su questo mondo. Ora, i maschi erano signori e avvocati, la femmina era maritata e, insieme, tutti e tre, avevano sei figli e una nipotina in arrivo.
Alla domenica, per cinquant’anni sani, tutti i G, grandi e poi anche i piccini, si trovavano nel bell’attico alto su Corso Trieste, ospiti di mamma. Celeste, la donna, preparava i cannelloni con il trito di carne mista. I G, tutti e due, erano iscritti a un club esclusivo e molti amici erano presidenti e amministratori delegati e avevano mogli che, magari non eran bionde come la Myriam, ma comunque le somigliavano molto nel modo d’apparecchiar la tavola per una cena o  in quello di rispondere al telefono senza dire un bel nulla di vero, inanellando però paroline di zucchero. E niente aveva turbato il tran tran di quella vita pigra, morbida di borghesia, ben stretta tra i cuscini della supposta felicità del mondo. La Myriam, così la vedeva tutta la cerchia delle conoscenze: che moglie con i fiocchi! Alle cene, silenziosa e sorridente e bella. Che cosa vuoi di più… Poi, un giorno, anzi un triste giorno, Ezio si ritrovò in ospedale e subito dopo, come capita, al camposanto e la Myriam sola. Tutti si aspettavano, con rispetto parlando, di vederla triste, in gramaglie e lucciconi. Sì, buonasera! La Myriam, perduto l’amato consorte, rifiorì. E prese a fare tutti i viaggi che non aveva fatto mai, a dir la sua anche se non richiesta, senza complimenti, e durante le cene non taceva proprio mai. Un giorno, nel far la cernita degli amici da invitare, si svolse in casa R. un botta e risposta che andò più o meno così: “E la Myriam, che dici, la chiamiamo?” “Fa pure, come vuoi. Invita pure chi ha disarcionato il cavaliere…”. Proprio allora la Myriam, cavalla d’ottanta primavere, si domandava perché l’amica Rachele non era passata da lei per andare insieme a far la spesa e poi, ridendo tra sé, fece spallucce e buonanotte ai suonatori...



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