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martedì 28 maggio 2013

La borsa di Camomilla

Comperavo, bambina, i libri in inglese in un buchetto di libreria rannicchiata, non so più dove ché il numero non lo ricordo, sotto le ariose scalinate di Piazza di Spagna. Tanto erano maestose, bianche, solenni loro (che in primavera si accendevano di tutte le sfumature del rosa nelle piante vive di azalea), tanto era piccolo, buio, garibaldino e disordinato quell’angolino di paradiso dove trovavo – che gioia! -  in pile alte sul pavimento, la serie completa, un poco ciancicata,  –  e sia – dei libri di Enyd Blyton. Mie, tutte mie, le piccole.grandi storie ambientate nei collegi di Malory Towers. E mie, tutte mie, le avventure delle bimbe del Saint Clares. Padrona di casa era, allora, un donnino occhialuto, di bianchi capelli, rasi sulla testa, e di molta pazienza. Sedevo, per terra, leggendo qui e lì, pregustando il sorriso a venire. Lei, zitta, indaffarata nei suoi libri anche lei. Non parlavamo punto e non credo che lei mi guardasse pur essendo io una rara acquirente...
Quando veniva il tempo di pagare, tiravo fuori la mia tessera sconto e lei ci stampava sopra un farfallino o due, a seconda del caso, che voleva dire quelle mille lire in meno, da rimettere nella saccoccia. Uscivo, col mio sacchetto d’amore, per incontrare, magari, le compagne, Francesca e Giovanna, che, al negozio di fronte avevano comperato, bella, d’incanto (progenitrice a suo modo delle mie bennibags) la borsa di Camomilla. Che era fatta di nulla, umile tela di sdraio, a righe viola o nere o anche gialle, i manici ecrù, e di forma rettangolare nella più austera semplicità francescana. Una borsa, però,  che era per noi, tutte quante, un assaggio di cielo. E chissà poi perché…
L’ebbi anche io, un giorno, la borsa di Camomilla. Ma era usata anche lei, una rimanenza di un’amica della sorella maggiore. Sbiadite le strisce nere, smagati i manici, il fondo un saliscendi da errore di lavatrice. L’ebbi, però. E sculettava posata sulla spalla destra. L’ebbi, io pure e quel giorno, ricordo, andai a comperar qualche libro in Via Torino dove la signora di Piazza di Spagna aveva riaperto, in un sogno maestoso, il suo regno fatato. Ed era un posto assai grande e ordinato e ricco di scaffalature, grande che ci si poteva organizzare il ballo di Cenerentola e lei, se vogliamo, ancora più indaffarata
. Mi riconobbe, come non so e, dopo aver sogguardato la mia borsa di Camomilla, così racchia com’era nei suoi cent’anni di solitudine, ne tirò fuori - la fata - una nuova, a righe, di viola acceso, odorosa di stiro, e, senza una parola, ci mise dentro i miei libri dell'Enyd Blyton...


1 commento:

  1. Anche tu sveglia all'alba? Delizioso il racconto e bellissima la benny-bag =)
    Carla

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