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lunedì 13 maggio 2013

Insieme, nella luccicanza


Sul palcoscenico del mondo, nel vento di Paolo e di Francesca, si agitano, in folla, molti piccoli ego, alla ricerca continua, al par dei pendoli di Michelstaedter, di una soddisfazione, una o più d’una, ognuno la propria, in una girandola di desideri e brame che sono febbre alta, eterna, come eterna è la vita vera. Io li vedo questi bambini che si fingon grandi, adulti, persone serie; li vedo,  dietro alla porta chiusa, protetti come sono dagli occhiali, dalle barbe, dai tailleur eleganti, dalle borse di marca. Li vedo, i desideri in danza, in un saliscendi di gioia e delusione che si consuma, vano, come i moccoli in chiesa. Li vedo, dicevo, con gli occhi della luccicanza che mi è dono segreto e il suo percome non posso e non voglio rivelare. Vedo insegnanti che cercan solo l’applauso che mancò loro, bambini, da mamme distratte. Vedo padri-bambini che calpestano il nascente ego in formazione dei loro piccoli, invadendo territori che loro non sono. Vedo anche i vampiri, perché esistono i vampiri,  che han bisogno del sangue altrui per camminare diritti. E vedo questo e molto altro ancora, ma basta  scrivere ché il mistero è grande e non usa masticar parole…
E per tornare coi piedi in crosta, visto che le storie tragicomiche han forza nel riso amaro dell’ironia, ecco che mi viene in mente un certo signore che ho conosciuto, per motivi che non sto a specificare, per le strade della vita e che di professione era ladro borseggiatore. Mi disse: “Oh signorina, lei non lo sa, ma io eccome: i signori, il portafogli lo portano, con rispetto parlando, lontano dal cuore”. Infatti….

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