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venerdì 31 maggio 2013

Il mio Cristoforo Colombo

Giovane giovane, ancora fresca di Mater Dei, con la voglia di lavorare che avevo allora e pronta, quindi, a saltar su ogni destriero, come facevo senza tanti complimenti, mi ritrovai a fare  da interprete, per una giornalista del Radiocorriere, a Gabriel Byrne che è attore anche adesso e irlandese anche adesso, e anche persona di cuore. Non so se lo avete presente: gli occhi liquidi, affacciati su Dùn Laoghaire (leggi danliri), i capelli castani in un niente di ché, il naso importante, la bocca sottile. Vabbè. Allora, in un  film (mi pare per la televisione) era Cristoforo Colombo e la signora del Radiocorriere doveva far sugo dal poco e siccome l’inglese non lo masticava aveva bisogno di me. Con lui, fu delizia di chiacchiere al sapore di verde d’Irlanda (che non sapeva, non lui, di me che ero stata, e più volte a Dublino, nella casa delle fate di Edna e anche al Dublin Horse show…). Parlammo a lungo, lui e io, e quasi, in salotto, dimentichi della giornalista che, a volte, mi pungolava: “Traduci, traduci, Ester, traduci!”. Meschina, non tutto potevo tradurre! Le spiegai che Gabriel Byrne era stato ed era insegnante di gaelico, che era attore per caso, che amava l’Italia. Non le dissi, però, che mi chiese, per scherzo, se poteva lui intervistare me. Di quel bel pomeriggio, nel sole d’inverno, serbo, gelosa, una fotografia. Siamo io e lui e, tra noi, un libro grande e grosso, intitolato “Cristoforo Colombo” delle edizioni Eri. La dedica, però, non ve la scrivo e, se permettete, la tengo per me…

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