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lunedì 1 aprile 2013

Una Pasqua di felicità


Vado di rado, come si dice, “in società”,  forse perché, ragazza, ci sono stata  fino a riempire il barattolo, ma, alleluya, la ginnastica delle parole al vento la conosco come so le tabelline e so, al contrario dei grillini, che ci sono premure e regole di un antico codice, forse preistorico chissà, le quali ieri e oggi e domani resteran vive sempre per evitare il baratro. Sicchè, ieri che era Pasqua, tutto ciò premesso, vestita come si deve e per motivi che terrò nello scrigno mio segreto, eccomi a un pranzo tra uomini e donne di mondo con i capelli grigi oppure no che le regole suddette dovrebbero conoscerle al pari di me e forse anche meglio.
Seduta in una poltroncina che mi è cara e famigliare, parlo con un signore che si tiene ancora ragazzo e non lo è. Con lui, c’è il figlioletto, un amore, il quale come prima domanda mi fa: “Ma tu che I-phone hai?”. Gli rispondo così: “Il mio è l’ultimo modello di Schifone…”. Mentre il suo papà e io, che siamo vecchi amici, parliamo fitto in un salottino a parte, entra un signore sull’ottantina che ha figli al Parlamento di Bruxelles e nipoti in giro per il mondo. Si siede e prende a raccontarci, senza scherzi, dei suoi casali pugliesi, quanto valgono, quali lavori ha fatto quest’anno e quello prima e così via, in un’orazione di noia nei minuti che corrono. Non fa in tempo ad andare via che entra una signora giovane e senza neanche chiedermi come me la passo, mi schiaffa in mano un libretto verde che, contiene – dice lei – il suo non so come si chiama phd o roba similare (ma è già negli anta spinti, mi dico…). L’opera è in finlandese, ma – aggiunge lei per ingolosirmi – il “sommario è in inglese”. Che sollievo, per me! Prima di andar via, già in cappotto, un altro signore di una certa età veneranda spiega graziosamente a me, che ho vissuto più di vent’anni in un quotidiano, perché i giornali sono in crisi… Mi pare quasi che  abbiano ragione i grillini, mi pare che le regole non ci siano proprio più… Vabbè. Finita la cuccagna sono a casa, mi metto a letto  e, prima del silenzio sacro e del sonno ancor più sacro, mi tocca  arrotolar almeno cinque matasse di parole inutili e buttarle nel cestino. Poi, finalmente, nei miei "panni regali e curiali" - proprio come scrive Niccolò Machiavelli all'amico Francesco Vettori -  prendo a conversar con i miei amici, gli "antiqui uomini" e mi immergo tutta quanta nelle Note azzurre del Dossi che mi regalano una Pasqua di felicità...


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