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domenica 21 aprile 2013

Lo zio Cesare


C’era in tutte le case ben borghesi di una volta, un tempo che ora scolora nella lontananza soffocato, come dallo strepito giacobino che percorre il Paese, c’era, dicevo, uno zio Cesare che poteva esser con la tonaca, magari gesuita, oppure un framassone. Ma di una chiesa o di un’altra  c'era sempre  uno zio Cesare che sapeva, con la scienza del mondo, rasserenare l’animo di chi gli stava intorno; ascoltava, con generosità, pianti e lai, per poi sanar tutto con una o due battute simile a freccia nel bersaglio. Era  considerato - e  dalla famiglia intera - il nume tutelare, simulacro in carne e sangue di quegli Dei Penati che i romani veneravano nelle loro belle domus…
C’era una volta e c’è ancora, se è vero, come è vero, che Berlusconi e Monti e pure Bersani sono corsi dallo zio Cesare loro per trovare il conforto della parola saggia, che nasce dal sugo ben cotto dell’esperienza. Penso al nostro nuovo (di quasi novant’anni…) Presidente della Repubblica e, come in volo dal passato, ecco, tutto ritto, la fronte alta intelligente, il silenzio d’oro in bocca, lo zio Cesare di casa Ponti, che, per l’appunto e neanche farlo apposta, si chiamava proprio zio Cesare.  Mi par ieri quando la zia Virginietta, durante uno dei sacri pasti organizzati in pompa magna da mia madre, ancella del buon gusto e persa nella liturgia dell'apparenza
prese a parlar fitto con lo zio Cesare della sua figliola che se n’era fuggita con un “terrorista” a cercar il paradiso in terra che non c’è e non ci sarà giammai. Lui, attento, muto. Parlò dopo la tiritera di lei durata non meno d’una mezz’ora e disse, con un riccio di sorriso che mai potrò scordare: “Tornerà, si sposerà, avrà una vita borghese tale e quale a quella di sua madre”. Non era un negromante, lo zio Cesare, nossignore, ma il fatto è che mia cugina ora è sposata con un medico, ha tre figlioli e vive persino ai Monti Parioli..

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