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mercoledì 17 aprile 2013

L'Anna del Pane


Ricordava, Cetta, del tempo in cui andava da sua nonna, in un paese della piana pontina dove l’odore del salso, proveniente dal mare turchino laggiù, si mescolava alla fragranza dell’erba tagliata; ricordava poco, mi diceva, ché era piccola allora e la memoria, nel tempo confonde, dimentica, oblia il bello e il brutto, facendo del passato, intero, una crema dolce da mangiar col cucchiaio nei tiepidi pomeriggi d’autunno; ricordava però una cosa, precisa, nitida, rossa la gonna e il cuore: al mattino appena sveglio, nello sbadiglio leggero della brezza marina, ricordava di quando passava, con la gran gonna che pareva un tulipano rovesciato, Annina del Pane, gridando in dialetto chissà che cosa mai. Portava, l’Annina, in equilibrio, poggiata sulla spalla destra una lunga tavola di legno, sulla quale, dormivano danzando all’ondeggiar di lei, tutti i pani di lievito del paese. Chi una croce, chi un taglio, chi faceva una treccia, chi ciambelle a nodini. Ogni pane aveva un’anima e un nome, ma finiva nel forno come gli altri fratelli, un forno per tutto il paese in quei pani diversi e uguali. La Cetta, bimba, sciocchina, correva a salutar l’Anna del Pane e quella, ruvida, d’osso: “Oh levati dai piedi, Cettina, non lo vedi che mi fai ingamberare, cretina!” E via, il rospo, per la sua strada, fino a capo alla via, e sparita nell’aria. Via, fino al forno comune. Tornava, nel profumo croccante del pane d’oro…
Ho pensato ai pani di Cetta e dell’Anna del Pane, questa mattina mentre, in un supermercato, comperavo, come sono usa fare, rosette e ciriole. Che tristi, pensavo, quei pani pesati e ficcati nei loro bei sacchettini con lo scontrino adesivo che gli dà un prezzo e un valore. E non importa se la signorina sorride e saluta, gentile, oh quanto vorrei aver conosciuto anche io l’Anna del Pane…    
Il pane è del sito Giallo Zafferano, non mio...

1 commento:

  1. oh Ester! come sei romantica....una ragazza d'altri tempi :)
    Io non ho conosciuto l'Anna del pane, ma mia nonna si. Lei impastava le sue pagnotte e le portava con la croce sopra al forno del paese.
    Se ci penso sento il profumo e....ti capisco. Un abbraccio sempre volando Rita

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