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giovedì 4 aprile 2013

La mamma di Giovanni


La madre di Giovanni(che  quand’ero ancora al Mater Dei e di sedici anni o giù di lì accese e poi spense il mio cuore) scriveva libri per bambini. Per me, già allora perduta nel sogno di mettere nero su bianco quel che mi dicevano cuore e cervello, entrar nello studio di lei fu una chimera. La casa, una palazzina anni Cinquanta, arrampicata su Corso Francia, si perdeva, all’interno, in lunghi corridoi, le stanze di qua e di là, mentre dal terrazzino che gli correva tutt’intorno, si poteva quasi dar la mano ai vicini di casa. Niente panorama, ma altra umanità.
Lo studio, un paradiso – per me - di volumi, in una libreria che abbracciava tutti e quattro i muri e saliva su, su fino a toccare il soffitto.  Ricordo, col fiato mozzo, la prima volta che vi entrai e lei, china, gli occhiali sul foglio, scriveva. Di quel giorno conservo ancora un gruppo di angioletti cantanti che lei scarabocchiò mentre parlavamo di Lucy Maud Montgomery che, nella personcina di Marigold, aveva dato il la all’arte, se così si può chiamare, mia. Mi parlava delle sue amiche che eran numi olimpici, all’orecchio mio: Donatella Ziliotto (alla quale dobbiamo Pippi Calzelunghe…) e Bianca Pitzorno (non so se avete letto, e se non lo avete fatto, magari, se vi va, fatelo adesso, “Ascolta il mio cuore” e “Storia delle mie storie”).
Non so se la Ginni continua a scrivere libri e non so se, oggi, li leggerei come li lessi d’un fiato allora, ma so che a lei, pur distratta da suo figlio, che teneva in grembo anche da ragazzo, debbo un’ora di felicità al gusto di fragola e panna, perduta con lei, io e lei soltanto, sull’Isola del Principe Edoardo dove la Montgomery nacque, visse e scrisse lungo il sentiero alpino…
 
Due bambole della Migliorati, che ho comperato  e che saranno, forse, tra le bambole che esporrò a breve in una piccola grande mostra...

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