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mercoledì 24 aprile 2013

Angeli metropolitani


Io, davvero, credo negli angeli. Oh, non hanno mica quelle grandi ali di piume  che han ficcato loro sulla schiena, per render vivo ciò che è nascosto, Masolino e Piero e Raffaello. E  non stanno, come quelli di Wenders., sulle loro, in alto, in punta di piedi in cielo, magari sopra Berlino. Nossignore, gli angeli che dico io vestono panni quotidiani, portano nomi niente di che, a volte sono anche spettinati e, comunque, se ne vanno in giro per la loro strada a fare i casi loro.  Non sono angeli custodi, no, quelli magari ci sono, io non lo so, non li ho mai sentiti accanto e quindi pace…
Nel grigio lucore di  questo 25 aprile che oramai scolora nel suo significato come tante feste nazionali  impolverate, vecchie e oramai senza più sugo, scrivo, non di fascismo e antifascismo e partigiani, ma, cosa molto più vera, di angeli metropolitani, messaggeri celesti, piccoli Ermes che, con il caduceo, mostrano la via a quanti hanno orecchie e occhi e cuore... Tutti quanti li incontriamo, senza saperlo, lungo il cammino nel mondo a testa in giù che sembra l’unica cosa vera e che invece non lo è. Sono angeli che basta ascoltar la loro parola, una sola, per capire il lume divino che ci accende. Gli angeli, mentre noi corriamo nel vortice della vita che corre, recano un dono  silente che tutto cambierebbe. Se solo lo volessimo. Ma siamo ciechi e sordi e spesso ho visto angeli – ché io li vedo, anche quelli degli altri - restarsene con il pacchetto in mano, fermi nella corrente della vita vera mentre quegli altri, burbanti, inconsapevoli, a correr via, travolti dal rumore, vuoti, ma pieni di parole… Oh oggi la finisco qui, ché è nel sogno il mio scrivere leggero e con un batter d’ali, vi auguro buona festa...


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