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venerdì 15 marzo 2013

Roma con il Papa


Oh che bella piazza, a San Pietro, quando, nel mantello della sera, il comignolo ha soffiato nell’aria umida di pioggia la sua bella sciarpa di fumo bianco e poi, dal balcone, lassù, un uomo, vestito di bianco, ha salutato con un semplice, rotondo “Buonasera” il suo popolo in festa! Oh che bella piazza, ho pensato, mentre ricordavo, a scivolo, altre piazze italiane, piene di parolacce e di insulti e di invettive, che mi han sempre fatto pensare - lo riconosco - ai non so più quanti minuti d’odio organizzati dal socing contro il capo dell'opposizione Emmanuel Goldstein (inventato  dal socing medesimo...) nel romanzo di George Orwell “1984”, un libro che, per me, dovrebbero legger tutti, a scuola, come si fa con i “Promessi sposi”…
E, dunque, Roma ha il suo Papa, che è anche il suo Vescovo e, almeno io, mi sono sentita più leggera e poco male se un gesuita si fa francescano! Io, tutta presa dal nuovo Pontefice, in empito mistico, me ne sono andata il giorno seguente, di buon mattino, a prender la santa messa nella chiesa francescana che, non parrocchia, è la mia nel cuore. Alle nove, siamo in quattro e due sacerdoti concelebranti (e la piazza, perbacco, dov'è finita mai?). Si può ben dire, siam quattro gatti… Scorre la messa nel Gloria e nelle letture e quando viene il momento dell’omelia, che – per chi non lo ricordasse – vien subito dopo il Vangelo, vedo il mio sacerdote che invece di star ritto dietro il leggio a parlar del gaudium magnum, si va a sedere su una sedia dietro all'altare, proprio sotto il Santissimo. In raccoglimento, si dice. Ma a me par che sonnecchi… Di Francesco I (che a me suona come il nome di un Re di Francia…) non un fiato.  Capirete, son soddisfazioni!

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