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venerdì 1 marzo 2013

Nel fiume, alle Poste


Alle Poste di Via Cavour (da quando han chiuso l’ufficio di Via Milano)  non capita di rado di incontrar tutto il Rione Monti e tra un saluto e l’altro, passa quel tempo morto che par scivolar via, in minuti e mezz’ore; e anche se c’è la fila e i numeretti rossi sul display, che son gemelli al bigliettino sputato dalla macchina gialla all’entrata, non sembrano arrivare mai, poco male, con gran gioia della democrazia che tanto piace ai moderni (e anche a me), si è tutti a bordo della stessa barca, si aspetta e olè toro, via… Oggi, di buon mattino, sono lì con la mia bella bolletta (scaduta di un giorno, ohi, la testa…); entro, dunque, e con un rapido giro di sguardo, individuo una sedia vuota, libera, proprio sotto al display (cosìcché per scoprire se è il mio turno, mi tocca saltar su come una molla e torcere il collo a ogni dlen dlen), vabbè, mi siedo, che ci si sveglia stanchi in questi giorni d’agonia politica con la crisi che par togliere il sonno e il sorrriso anche alle guide turistiche del Foro Romano…
Mi siedo, ora lo vedo, proprio accanto a una piccola suora addormentata. Il viso rotondo, di soffice panna, gli occhi chiusi, nel mondo di Oz, l’abito rotondo anche lui: oddio, mi par di ritrovarmi vicina a Sister Francis, nei giorni verdi del mio Mater Dei! Lei, dorme, cullata dal nulla che è tutto e mentre la guardo, rapita, col pensiero al passato, ecco che arriva la di lei consorella, anche lei rotonda e bianca, e infila tra le dita intrecciate della bella addormentata  i manici di una borsetta e poi via, con il numero 50 a far quel che deve fare alla postazione numero 3. L’altra apre gli occhi, li richiude. E’ di nuovo di là e chi sa dove che nessuno lo sa. Non so mica come è andata a finire, ché il numero mio era servito. So solo che in quel sonno benedetto, di placido incanto, mi è parso, d’un tratto, di sentirmi non più alle Poste, sotto le luci del neon, ma cullata, a galleggiar, nell’abbraccio del Farfa; lo sguardo ai cespugli di more sul fondo, il sole tra i rami, nell’aria la pace, io, nella corrente del fiume…

1 commento:

  1. Sai a volte guardando le suore, (quando vado a prendere Beatrice a scuola) provo una specie di invidia per la pace che trasmettono, e poi magari non è, e per quel mondo fuori dal mondo dove hanno scelto di vivere, dove non ci sono sicuramente i problemi che ho io......anche se non mi piacerebbe
    :)
    Ti abbraccio nel fiume Rita

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