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domenica 10 marzo 2013

La fauna Giancarlo


Fiocchi di nuvole in corsa nello smarginato orizzonte fan da languido tetto ai monconi color terracotta delle Terme di Caracalla mescolati (come in un prezioso mazzo di fiori comperati nel negozio di Sara in Via dei Serpenti…), nel verde dei pini di Aleppo; fiocchi di nuvole in corsa  fino alle pendici dei Castelli Romani che  emergono laggiù, pietrificati nella mia dopostoria, gobbe di  Leviatani. Sono sola, di sabato pomeriggio, ai piedi della Basilica di Santa Balbina, in cammino, io, verso una meta che terrò racchiusa nello scrigno dei miei segreti. La bellezza della mia Roma Eterna in questo tardo pomeriggio di primavera nascente mi fa sospirar nel vento. In quelle nuvole  leggere galoppa il mio pensiero che si fa tutt’uno, però, con la terra. Lo sguardo mio, ebbro di immenso, passa dall’alto al basso, nella saggezza di Ermete Trismegisto, e nelle umili pianticelle - stellarie, nontiscordardime (i primi!), garofanini selvatici - che fan da allegro tappeto sullo scosceso dirupo che porta alla Chiesa mi par di riconoscere la forza del creato. In barba alle leggi di Darwin (quanto piccolo il pensiero umano per contener così tanto…), eccole lì, ognuna diversa, disordinata a modo suo. Il pensiero corre, corre. Sono ragazza, non donna, in uno scambio epistolare con Giancarlo Oli. Da lui, un regalo. E’ un libro (ancora, venerato, tra gli altri) sui fiori selvatici per riconoscerli, io, durante le mie passeggiate. La dedica: “Alla flora Ester dalla fauna Giancarlo”…  

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