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domenica 17 marzo 2013

Il poeta di nonna Stella


Bella, nonna Stella, lo era, davvero. Di quelle bellezze patetiche, ottocentesche, pallide di finta tubercolosi come usava in quei tempi lì, lontani, di crinoline e velette, al profumo zuccheroso di violetta di Parma. In certe fotografie piccine, al lume di seppia, fatte al mare, lungo la bionda spiaggia di Lignano Sabbiadoro o di Bibione, c’è lei, con le tante sorelle, vestita alla marinara,  gli occhi bassi dell’agnus Dei, i capelli raccolti in spire di serpenti, alti sulla nuca, nel, suo sguardo un pizzico di me... C’è lei e ci sono i fratelli; bellissimo era Saverio che doveva diventar, uomo fatto, ministro e senatore del Regno. Ma bella tra le belle, così vuole la leggenda famigliare, era una sorella perduta, Lavinia, che, morta diciottenne come in un romanzo di Ugo Foscolo, ancora oggi mi guarda, più viva lei di nonna Stella, da un ritratto che se ne sta al chiodo sopra lo scrittoio di mia madre. Languidi occhi malati, senza sorriso, nei capelli di vento...
Due bennibags al profumo di rosa...
Bellissima Lavinia, dunque, e bella la nonna. Anche piccina. Un giorno, un pomeriggio, mi raccontò che una volta, bimbetta, insieme allo zio professore, che era filosofo e filologo, era venuto a casa sua un gran poeta. Guardandola, il poeta, in barba, baffi e gran signore, aveva detto “bellina” e poi le aveva anche dato un bacio sulla fronte che lei era corsa in bagno a lavar via...  

2 commenti:

  1. :) :) divertente.
    Certo, non è detto che perchè uno è un poeta, i suoi baci siano graditi.
    Buona settimana Ester
    Un abbraccio Rita

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  2. Acri era mio bisnonno, Piero mio zio: ma Stella non so chi sia. Me lo spieghi? Seba

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