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venerdì 15 febbraio 2013

Verso il futuro bambino


Quando Mario Chiesa fu pizzicato con la tangente in bocca di non so più quale pio albergo milanese, ero già giornalista tra giornalisti nella redazione romana del Gazzettino di Venezia. Si vissero, da allora in poi, mesi e mesi di manette, suicidi, scandali nella stupefacente (e triste, per me) stagione di Tangentopoli. Beati giorni della vendetta, per alcuni. Per me, un’agonia. A ogni arresto, a tutti i lanci di sputi e monetine, io, che son giustizialista al pari di Siddharta o Gandhi,  nella convinzione profonda, ancestrale, vetero-cristiana che siam tutti quanti, chi più chi meno, peccatori, sentivo crescer dentro nausea, noia, disgusto perché, a scuola, non mi piacevano, le tricoteuse della Rivoluzione francese (che gusto c’è, pensavo, a sferruzzar tra il sangue…) e, ora, grande e vaccinata, punto i colleghi tutti pronti a brindare nel vedere un ex potente (che poco prima, magari, avevan intervistato a squadra…) messo in ginocchio e umiliato e  in manette e in carcere. Come se un'unghia tagliata potesse risanare il corpo intero...
Sicché oggi, con sgomento, mi par di rivivere, ma da casa, quello stesso spirito di sangue e rivalsa che non mi piaceva allora ragazzina, per nulla da ragazza e come un pugno in faccia adesso. Sarà che osservo il mio Paese in declino, sarà che vedo Benetton una cattedrale vuota lungo la Via del Tritone, sarà che anche i bar mi sembran piangere nei troppi cornetti  coricati sui banchi ad aspettare, invano, bocche golose; sarà per tutte queste ragioni e forse altre che fan capo al mio viver precedente, ma vorrei vedere, ogni tanto, non urla, non proteste, ma un silenzioso, operoso, meditato lavorare affinché questo Paese ritrovi la sua anima e si tolga la gobba. E oggi, lungo la Via Nazionale, è accaduto. Come in una epifania di neve, nel mio pensiero sacro. C’era un bimbetto, sui due anni, in passeggino, intorno i fratelli, grandetti, a sgambettare. Il piccolo si divincola, piagnucola, protesta. Vuol scendere. La mamma lo accontenta. E in quel visetto intento, occhi di gocciole di paradiso,  nei piedi incerti, ho visto, tonda tonda, l’Italia senza gobba, fatta anima di terra, nell’andar angelico del mondo…  

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