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sabato 2 febbraio 2013

Luna cretese

Sotto la mia luna cretese, con una bennibag...

Io so che siam noi gli altri; io so, perché non son psicologa (ma con l’anima mia, vicina, parlante, sono sempre a tu per tu nel profondo senso del mio scrivere…) che degli altri siamo soliti odiar con forza ciò che ritroviam, ben celato, in noi, ciò che, sotto sotto, ci appartiene; io so che a sbatter porte sul naso all’altrui miseria si finisce per finir sbattuti, nella menzogna di quel che, nel silenzio nostro, neghiamo. Io so tutto questo e altro ancora e anche di più, ma difficile è poi ritornar nel mondo, camminando tra gli ostacoli e nel periglio, nelle vie trafficate di ipocrisie, e squadrar sapienza e luce lì dove il groviglio d’ombre ci fa, inconsapevoli e reattivi, pellegrini, incarnati, umani. Io so tutto questo e, nel serpente che indossa le ali bianche di Ippocrate, altro ancora, nella scintilla della consapevolezza che brucia il vano e lascia l’essenziale. So tutto e anche di più, ma nel viver mi confondo e scambio questo e quello in un eterno rubamazzetto. Lo so che il mio è scrivere oscuro, lo so, non me ne abbiate a male, ma il dente duole e occorre che io accenda il lume negli angoli deserti e indossi pure panni che non amo. E mentre sono lì che squaderno l’invisibile, come mi è d’uso, nel ragionare sott’acqua dell’anima alla fonte, squilla il cellulare. Pesco nella borsa, con l’affanno mio solito; emerge il telefonino, il numero è sconosciuto. Rispondo: “Ovvia, non dirmi che dormivi?”. “No”, rispondo a mia madre, e mogia mi faccio orecchio grande di notizie piccole, che sono, però, il sugo della vita.   

1 commento:

  1. Non tanto oscuro il tuo scrivere per me......
    che indosso un abito stretto e sto perdendo la partita a rubamazzetto..ho guardato a lungo la tua foto e so a cosa stai pensando.
    :))
    Buona domenica senza telefoni che squillano
    Rita

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