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martedì 5 febbraio 2013

Forza Roma


Oh come è cambiato, da che sono arrivata io or sono vent’anni, questo bel Rione Monti, che ha per cancello il Colosseo, per spina dorsale una via intitolata (si fa per dire) al pane e al prosciutto e, in testa un ciuffo di verde, in palme e aranci, chiamato Villa Aldobrandini. E’ cambiato, eccome, il Rione, tutto quanto. Non ci sono più le botteghe degli artigiani, ma negozi vintage e vinerie e altro in più che mi pare, a volte, una stecca in partitura. La fontana della Piazza della Madonna dei Monti sembra andare a birra e vino… Dalla finestra della mia cucina non mi sorride più Gianna, che era sarta e aveva negli occhi il ponentino romano e in bocca il romanesco che traduceva (la Mimma, la mia Mimma era il mio vocabolario…) addormentarsi in addormirsi e insegnare in imparare. Non c’è più Gianna, ma ogni giorno visi nuovi di turisti, alcuni pesi altri in sorriso, nell’incognita del tempo in primavera. Per le strade del Rione, allora, c’era (e ora non più) un senza tetto che di nome faceva Angelo e piaceva a tutti, e a me tanto, perché, invece di chiedere, dava. A me, ad esempio, voleva allungar sempre gli spiccioli per comperare il latte al bambino. Morì e il cuore del Rione un poco insieme a lui. Ma ieri eccolo, rinato, nel giro eterno della Città Eterna. Camminavo sola di ritorno dal supermercato quando sento tutto il din don dan  che facevano, io bambina, le mucche, a Cala dei Gigli, nel campo verde di Tonino Corda.  Mi giro, un vecchietto, stropicciato, in color castagna, che pare uscito sano dalle favole dei Grimm: “Vole?”, mi fa. E un tipo, un Rugantino, disegnato da Pinelli, mi bisbiglia all’orecchio: “E’ pe’ svegliasse dar torpore de sti tempi buj”. Forza Roma. 

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