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sabato 23 febbraio 2013

Davanti a una macchina da scrivere


Il mondo, saltellando, ha fatto a piedi pari un tale balzo in avanti che io, figlia delle mie radici antiche, penitenziale, saturnina, accesa da Medusa, tutt’uno, ancora oggi, con il mio basco francese, faccio fatica a corrergli appresso e ad abituarmi al ritmo nuovo che pure, anche se non lo mostro, mi piace. Mi piace, sì, anche se a volte mi pare di essere, io pure, Cristina Campo, a cercar il canto Gregoriano e il rito preconciliare...
Ma basta, torniamo a noi. Osservo, passeggiando, le ragazze (che mi sembran tutte quante belle) vestite come io non mi sognerei mai di fare neppure se avessi gli anni giovani loro e i giovanotti, stretti in jeans attillati che paiono togliere fiato e sugo all’amore. Portano, pensandosi moderni, codini del Marchese De Sade e orecchini che mi fan pensare a Corto Maltese e al Pirata Barbanera. Mi piace guardare il mondo che, danzando, insegue la modernità la quale al modo di una fata dispettosa, par sempre un passo più avanti, marameo…
Paestum, vista da mio marito...
Già, il futuro, il progresso; si accende l’attenzione, si vota Grillo (si fa per dire) nella speranza verde che fiorisca in loto, ma il passato è lì, fermo, solenne, potente a modo suo. E io l’ho visto, proprio ieri, con questi occhi miei. Ero al Mercatino, tra certi libri vecchi, inglesi, che costano poco più di un euro (poveri libri…). Una vocina di bimba mi fa girare: “Mamma che cosa è?”. “Una macchina da scrivere”, risponde la mamma, anche lei presa dai libri. “Guarda, ci sono le bambole!”, s’entusiasma la madre. Macché bambole! La bambina, col naso nel passato,  testarda, niente: incalza, chiede, tocca, vuol sapere come funziona quella vecchia ferraglia e che cosa sono i tasti e a che cosa servono e perché, con quel loro sgambettar su e giù, sembran far ginnastica... L'avrei abbracciata!  

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