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mercoledì 9 gennaio 2013

Una capriola in cielo


Bambina, rotolavo, capriolando, giù per la discesina  ricamata d’erba verde e di pratoline (in primavera) del pratone, che,  in tenero declivio, sfiniva in un promontorio, difeso da un muretto alto come me piccola, che  s’impettiva, impreziosito da due alberi d’arancio, sul roseto stento in confine con il campetto da pallone.
Il capo mi doleva al contatto con la terra dura, in quel rapido girare, nella serpe dei capelli biondi, ma era tanta la gioia che mi dava lo stordimento di quella palestra matta e tanto il piacere di vedere il mondo a testa in giù, che mi pareva – ora lo so - in un lampo, di veder tutta quanta intera, rotonda, la verità che nel mondo giocava a nascondino con i grandi, ciechi e sordi, per me, all’incanto del cielo fatto terra che si apriva agli occhi miei aperti e chiari. Testa e piedi in un riccio mentre la scintilla, io ignara, s’accendeva già allora. Ho ritrovato le mie capriole dimenticate in un film, ieri sera,  che vedevo, in sonno mio precoce, seduta sul divano. Di tutta la pellicola (che è di Nanni Moretti), solo le capriole di un bambino mi sovvengono; le sue, come le mie, nell’armonia celeste delle radici ritrovate.

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