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domenica 13 gennaio 2013

Nel mistero di Pessoa


Trascorrevo, ragazza, ore lunghe di studio e di pensiero nella Biblioteca nazionale di Lisbona che, al mio ricordo (ma non so) era tutta quanta di vetro, trasparente, libri come fiori, pura nel vento salato che saliva, in turbine, dalla Baixa, nella danza delle nuvole lassù. A mangiare, in mensa, ché ancora conservo, con la foto mia in sorriso di primavera, la tessera plasticata che si mostrava, entrando, per mangiare che cosa  non so più. Non certo i mariscos che eran la mia cena, con Zé Praça,  in un ristorantino di Cascais, piccolo, nel verde, sotto un tetto di canne.
Quasi alla meta, la laurea già in borsetta, studiavo, perduta nella chimera, cercando, nei microfilm del lascito Pessoa, il mio filo d’Arianna. E lo trovai in un brano di prosa poetica del Libro dell’Inquietudine che doveva ancora esser tradotto, con pezzetti in arlecchino, scelti (ché altrimenti come fare…) da Antonio Tabucchi. Per me “Il Libro dell’Inquietudine” era “O livro do desassosego” e così è rimasto, nel tempo, in poco ordine, color rosso e d’arancio la copertina delle edizioni Atica, nella libreria di casa mia. Oddio, le mastico a memoria,  oggi, come allora le mie nuvole del Porto di Lisbona! “Nuvens hoje tenho consciencia do ceu…”.
E' proprio Joao Gaspar Simoes...
Per cercar la luce nel gran groviglio degli eteronimi del mio Pessoa, mi feci coraggio, studentessa, e, preso dall’elenco telefonico il numero di Joao Gaspar Simoes, che di Pessoa era biografo e forse un poco amico, lo chiamai. All’appuntamento, un giorno appena dopo, arrivai con quel timor reverenziale, al gusto di paura, che, verde, avrei provato a incontrar Pessoa vivo, in carne (poca) e sangue, al caffè Brasileira… Suonai il campanello. Mi aprì un omino rotondo, allegro, due lenti d’occhiale a sfarfallar sul naso. Mi sciolsi e il pomeriggio volò via, nel riso, mentre ancora oggi non ho letto, lo confesso, la monumentale sua biografia di Fernando Pessoa. Me la donò nella sera che scendeva, nel profumo della cena, con un sorriso largo, scrivendoci sopra non so neanche dir perché: “Para a Ester que sabe”.   

1 commento:

  1. Ti leggo sempre ma a volte non so commentare....mi inchino e imparo :)
    Sei la mia enciclopedia.Bacione e buona domenica Rita

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