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martedì 29 gennaio 2013

Le mie bidelle al Mater Dei


Io, Porta a Porta, nel suo azzurro tra le nuvole, non lo guardo proprio, ma non per principi politici o per antipatia, sia chiaro; non lo guardo solo perché a quell’ora là - che delizia angelica - sono già, come diceva nonna Stella, al Teatro Bianchini a letto sotto i cuscini, sicché ieri mi sono perduta il viso a viso degli occhiali di Gelmini e Finocchiaro e anche, di grazia, la battuta della senatrice del Pd sulle bidelle. Non so che ricordo aveva lei, la Finocchiaro, ma io, le bidelle mie, del cuore, al Mater Dei, le ricordo tutte, faccia, grembiule e tutto quanto. Alle elementari, c’era Velia, scura di capelli, chiara di sorriso. Portava, senza saperlo, il nome di una città antica, perduta nella Magna Grecia, che mi sono sempre proposta di visitare e dove non sono andata mai: alle superiori, ecco Olga, che aveva gli occhi turchini e la grazia di una madonnella. Un ricordo, un ricordo, preso al volo e tenuto in cielo, come fosse un aquilone! Ho preso dalla Biblioteca scolastica (una madia panciuta, a vetro in una stanzuccia che ora è, credo, del verde British Council…) un libro che parlava di bimbi e d’acqua. Il titolo, anche a cercar su Google (come ho fatto) non lo ricordo proprio, ma era verde, a righe mi pare, la copertina, con su dei bambini, a naso turato, i piedi a batter nelle profondità del mare. E’ tempo di restituirlo, oddio, dov’è. Cerco nella cartella, il cuore nella strozza. Non c’è, non c’è. “Cerchi questo?, mi domandò la Olga, giunta, silente, alle mie spalle…

2 commenti:

  1. Io della mia bidella ricordo soprattutto come stava senza calze seduta in corridoio con le gambe stiracchiate facendo dondolare le ciabatte, alla faccia del preside antiminigonne. Era come un eden in cui non si sa di essere nudi e non ci si vergogna

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    1. Mi pare di vederla! Ti mando un grazie e una riverenza per aver condiviso con me la tua memoria Ester

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